Diritti e doveri della ricerca

La ricerca non è questione di democrazia né, tantomeno, di opinione pubblica.

Prendo spunto dalla chiacchierata odierna con conoscenti:

“Ho letto che la Regione ha finanziato una ricerca sui millepiedi”

“Ma è possibile? Con la crisi che c’è”

“La gente non arriva a fine mese e questi danno soldi per studiare i millepiedi”

Il riferimento è ad un articolo de il Gazzettino in cui si accusa la pubblica amministrazione di gettare i soldi in ricerche inutili (vi invito a constatare di che cifre stiamo parlando per le ricerche).

A questo punto, come Pennac scrisse i “diritti imperscrittibili del lettore” (D. Pennac, Come un Romanzo, Feltrinelli), mi sento di proporre alcuni “diritti imperscrittibili delle ricerca e del ricercatore”:

  1. Il diritto al “nulla di fatto”: non si può iniziare una ricerca sapendo già cosa si troverà (nel caso, non è ricerca), bisogna mettere in preventivo che una ricerca possa non portare a risultati significativi/sconvolgenti/utili, e che tutto  o quasi sia da buttare.
  2. Il diritto all’eccellenza: fare ricerca significa provare a capire ed interpretare fenomeni in modo nuovo, spingendo il naso un po’ oltre a quanto chiunque abbia fatto finora. Per fare questo servono competenze e mezzi.
  3. Il diritto all’aggiornamento: come faccio a mettere il naso davanti agli altri se nemmeno so dove sono arrivati gli altri?
  4. Il diritto alla professionalità: se un argomento è degno o meno di essere approfondito non lo può decidere un sondaggio o un gruppo di ubriachi al bar (vedi millepiedi, vedi vignetta).
  5. Il diritto alla conoscenza: Siamo sicuri che l’Università Italiana sia davvero l’apice del sapere? Non è che da qualche parte ci sono dei “laureifici” nati per sistemare amici e parenti di xy  che non insegnano una beata cippa? Ricordiamoci che i ricercatori escono da qui.

Pennac arrivò a 10 diritti. Io mi fermo a 5 (ma si accettano consigli). Io, d’altra parte, voglio aggiungere due doveri:

  1. Il dovere di crederci: se hai un’ipotesi (sensata) devi essere il primo a scommettere sulla tua idea. Lavorandoci, sperimentando, se serve anche senza dormire.
  2. Il dovere di ricredersi: se gli studi, i dati e le sperimentazioni dimostrano che la tua ipotesi è inequivocabilmente sbagliata (càpita), hai il dovere di metterla da parte e formularne un’altra.
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