Viaggiare

passportPartire fa parte del gioco. Ce lo dicono quando ci proponiamo per un posto da dottorandi.

Non si può restare fermi, bisogna viaggiare. E’ vero per il dottorato come è vero nella vita, almeno per quel poco che ci ho capito finora.

Il tutto di solito comincia dalla valigia. Cosa ci metto dentro?

I vestiti, ok. Ma la moka? Lo sapranno fare il caffè laggiù?

I documenti sono a posto? Beh, ormai è tardi per preoccuparsene, il volo è dopodomani (il fatalismo aiuta, spesso).

Si parte. Per un alloggio che qualcuno (che non conosciamo) ci ha trovato, a lavorare in un posto che abbiamo visto solo su Google Maps, fianco a fianco con persone che – se va bene – abbiamo sentito per e-mail o al massimo su Skype.

Tre, sei, sette mesi. Hai quasi quella sensazione di poter cominciare una vita nuova. O almeno un pezzetto. Nessuno ti conosce, ma sei sicuro che quando te ne andrai qualcuno sentirà la tua mancanza.

E quelli che restano a casa? Ok, cena con gli amici fatta, ma prevale l’eccitazione della destinazione alla nostalgia del punto di partenza.

E si parte. Si va consapevoli di partire perché “ce lo siamo guadagnati”, come ha giustamente detto un mio collega. Con quella mezza incredulità che ci prende nel realizzare che andiamo all’estero per lavoro. Il nostro lavoro. Quello a cui dedichiamo le nostre giornate e – forse – parte dei nostri sogni.

Si parte comunque per tornare. Più ricchi di esperienza, amicizie, e contatti. Tanti contatti. Che non si sa mai…

No, non sono io a partire stavolta. Questo è un saluto alle persone che partono in questi giorni o in queste settimane, e a quelle che sono partite da un po’ ma che ho già voglia di rivedere.

Buon viaggio!

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5 pensieri su “Viaggiare

  1. La tua scrittura mi ricorda qualcosa. Ma ho la sensazione che non ti si possa trovare. Sei davvero una persona in carne e ossa? In genere si dice “batti un colpo”. Proviamo

  2. Ho tanti amici che sono partiti per il dottorato, e quasi nessuno è tornato (che ovunque vadano, in genere, scoprono di star meglio che qui). Però mi piace la serenità che hai trasmesso con questo post: per i miei prossimi amici che partiranno, spererò in un ritorno più felice 🙂

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