Processionaria del pino. Una scheda per conoscerla

Visto il proliferare di allerte, avvisi pubblici non sempre precisissimi, link sui social network e fotografie agghiaccianti, proviamo a fare un po’ di chiarezza sulla famigerata processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) e sui rischi a cui va incontro chi – bipede o quadrupede – vi si avvicini troppo.

Anzitutto la processionaria del pino è un lepidottero (farfalla) presente in tutta l’Italia peninsulare e insulare (di recente introduzione in Sardegna) e diffuso in tutto il bacino del mediterraneo e l’Europa meridionale.

Nella sua fase giovanile (quella di larva, la più pericolosa) l’insetto (o bruco, come viene spesso chiamato) si nutre a spese degli aghi di molte specie di pino, specialmente il pino nero e il pino silvestre e – in ambito urbano – di diverse specie di cedro.

Le larve nascono da ovature a forma di manicotto disposto attorno agli aghi (tipicamente a fine estate) e iniziano subito a rodere gli aghi e a costruire i nidi, simili a palle biancastre chiaramente visibili sulla chioma, costituiti da materiale sericeo prodotto dalle stesse larve.

Nidi di processionaria del pino (fonte: Wikipedia)

Ogni nido può dare rifugio a centinaia di larve che aumentano notevolmente l’attività alimentare in primavera, principalmente nelle ore notturne. Infestazioni particolarmente abbondanti possono portare ad una pesante defogliazione di intere pinete in poche settimane.

Nel periodo primaverile le larve si spostano lungo la pianta o tra una pianta e l’altra nella tipica “processione”, ovvero una fila indiana di larve che procedono lasciandosi dietro un filamento sericeo e una traccia feromonica utile a ritrovare la “strada di casa” per ritornare al nido dopo l’attività alimentare.

Tra marzo e aprile le larve compiono un’ultima “processione” spostandosi sul terreno per cercare un luogo adatto all’incrisalidamento (ossia quel periodo di metamorfosi da forma larvale a forma adulta). Le larve si trasformano in crisalidi a terra, su suolo soffice ed esposto, tra i 5 e i 15 cm di profondità. Le crisalidi possono restare diversi anni (anche 9) in diapausa prima di emergere come adulti.

Larve di processionaria in “processione” (fonte: Wikipedia)

La particolare pericolosità di questo insetto consiste nel fatto che le larve (ed i loro prodotti sericei) sono avvolte da peli fortemente urticanti, che possono causare forti reazioni a uomini e animali qualora si verifichi un contatto dei peli con gli occhi o con mucose esposte (naso, bocca).

In ambito urbano il vento può alzare e muovere i peli dai nidi o dagli stessi insetti, causando problemi a persone o animali anche senza un contatto diretto.

Per questo motivo è opportuno prendere precauzioni quando si dovessero avvistare gli insetti o i loro nidi:

  • Evitare di toccare le larve in processione, in particolar modo evitare che bambini o animali domestici vi si avvicinino (una fila indiana di bruchi può essere estremamente attraente per un bambino).
  • Segnalare al proprio comune la presenza di nidi in ambito urbano (o ai proprietari in caso di area privata).
  • Per il controllo della processionaria del pini in Italia è prevista la lotta obbligatoria (D.M. 30.10.2007), che si avvale di particolari protocolli per la rimozione e la distruzione dei nidi. Prima di tagliare i rami con i nidi, dunque, è opportuno contattare il Servizio Fitosanitario Regionale o i suoi uffici territoriali per sapere quali siano i protocolli da utilizzare o le tecniche di rimozione in sicurezza (l’applicazione della lotta obbligatoria varia di regione in regione).
  • Tener presente che l’eliminazione dei nidi non garantisce la fine dell’infestazione. Le crisalidi possono rimanere per diversi anni (anche 9) nel suolo prima di emergere come adulti. E’ necessario effettuare i controlli tutto l’anno.
  • Se necessario avvalersi di un professionista per valutare le migliori soluzioni caso per caso (lotta meccanica, insetticidi, endoterapia). Ok, qui mi sono fatto un po’ di pubblicità.

In ogni caso, conoscere le caratteristiche e la biologia della specie (questo lo scopo del mio articolo) può aiutare a scegliere azioni di buon senso per arginare il problema.

Perché, tanto per dire, c’è qualcuno che pensa che sparare ai nidi sia una soluzione.

P.S. Buona parte di quanto scritto e molto di più si può trovare in questo splendido manuale di zoologia forestale, al quale ho contribuito in piccolissima parte.

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