Bialowieza. Perché l’ultima foresta vergine d’Europa è in pericolo

Quanto segue prende spunto da un articolo a firma di Patrick Barkham apparso di recente su theguardian.com (in alcuni casi traduco letteralmente il contenuto) riguardo ai pericoli che si trova ad affrontare la foresta di Bialowieza.

Albero in degradazione nella foresta di Bialowieza (da en.wikipedia.org)
Albero in degradazione nella foresta di Bialowieza (da en.wikipedia.org)

Prima di capire cosa sta succedendo in una foresta quasi all’estremo nord-est del nostro continente devo rispondere ad alcune domande:

Dov’è la foresta di Bialowieza?

Si colloca tra Polonia e Bielorussia, a meno di 100km a nord della città di Brest.

Quanto è grande la foresta di Bialowieza?

l’estensione della foresta è calcolata in 87600 ettari (un ettaro è un quadrato con lato di 100m, in sostanza due campi da calcio affiancati). Per fare un paragone, la superficie del comune di Milano è di 18167 ettari.

Perché è importante Bialowieza?

La foresta di Bilaowieza rappresenta uno degli ultimi lembi di foresta primaria (o foresta vergine) dell’Europa continentale, vale a dire che la formazione forestale esistente oggi è la naturale evoluzione della foresta nata dopo l’ultima glaciazione, terminata circa 10000 anni fa, all’interno della quale l’attività umana (selvicoltura, pascolo, antropizzazione in generale) si può considerare nulla o trascurabile nell’ottica dell’ecosistema.

All’interno della foresta di Bialowieza è possibile vedere alcuni dei principali mammiferi forestali europei, tra cui la lince, il lupo e – ultima estensione dell’areale di distribuzione – il bisonte europeo.

La foresta è patrimonio dell’umanità protetto dall’UNESCO e al suo interno sono condotti studi scientifici su biodiversità, clima, biologia ed ecologia che sarebbero impossibili da replicare altrove.

Cosa sta succedendo, quindi, a questo pezzettino d’Europa dal valore naturalistico così elevato?

Il governo Polacco sta sensibilmente incrementando il quantitativo di legname prelevabile dalla foresta. Scrive Barkham che le comunità locali sono autorizzate a tagliare ed utilizzare 48000 metri cubi di legname ogni anno; questa quota verrà aumentata fino a raggiungere i 180000 metri cubi. A giustificazione di ciò il nuovo ministro dell’ambiente Polacco, Jan Szyszko, afferma che la foresta sta “marcendo” a causa della moria di abeti dovuta ai coleotteri scolitidi (insetti che si riproducono sotto la corteccia delle piante e le cui larve si nutrono dei tessuti vivi del fusto, portandole a morte).

Questa decisione è vista con preoccupazione da buona parte del mondo scientifico che lavora all’interno della foresta: il direttore del centro di ricerca sui mammiferi di Bialowieza, Rafal Kowalczky, afferma che il deperimento degli abeti sia dovuto al cambiamento climatico e alla conseguente diminuzione di umidità negli strati superficiali del suolo, dove si concentrano le radici degli abeti. Gli attacchi di scolitidi (che solitamente attaccano piante deperienti, ndr) sarebbero una conseguenza di questo cambiamento ed vengono visti come un processo naturale nell’evoluzione dell’ecosistema: le piante più deboli moriranno e cadranno lasciando il posto ad altre specie più idonee alle nuove condizioni ambientali.

La presenza di legno morto in una foresta – particolarmente in una foresta primaria – ha un elevato valore per la biodiversità (lo dice Kowalczky, lo sottoscrivo io per quanto può valere). Molte specie di invertebrati e funghi vivono a spese del legno morto, accelerandone il processo di degradazione e contribuendo a rimettere in circolo la materia organica (ciclo del carbonio). Molte specie vivono a loro volta a spese di questi “degradatori”, come le diverse specie di picchio.

L’aumento del prelievo di legno, anche se condotto in maniera sostenibile, porterebbe a perdere la “naturalità” di parte di questa foresta, facendola diventare una foresta gestita. Una foresta gestita porterebbe ad una aumento del commercio di legname da un lato, ma ad una drastica perdita di biodiversità e complessità di habitat dall’altro.

Risula complesso confrontare due benefici dei quali solo uno è monetizzabile. Ritengo che questo sia uno dei casi in cui chi prende decisioni politiche dovrebbe farsi aiutare da tecnici ed esperti, sentendo varie posizioni e pareri, tralasciando il tornaconto elettorale ma guardando al bene della propria comunità e – in questo caso – anche al bene della comunità mondiale. Ricordo che questo sito è patrimonio dell’umanità, il suo valore appartiene a tutti noi.

Di fatto, una volta che un habitat “primario” viene modificato, la sua condizione non sarà più reversibile.

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