La cimice asiatica. Cos’è e perché ci “invade”

esemplare adulto di Halyomorpha halys (Di Yerpo - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32004988)
esemplare adulto di Halyomorpha halys
(Di Yerpo – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32004988)

Negli ultimi giorni si vedono spesso articoli più o meno precisi riguardanti l’”invasione delle cimici asiatiche nel nord-est”, corredati da testimonianze di cittadini esasperati e impossibilità di intervento da parte delle amministrazioni locali.

Forse è il caso di fare un po’ di ordine e spiegare di cosa si parla.

La cimice asiatica (o cimice marmorata marrone) ha un nome scientifico (Halyomorpha halys) ed è un insetto della famiglia dei Pentatomidi, dell’ordine dei Rincoti (Eterotteri). Una cimice insomma.

Come buona parte dei suoi con familiari è un insetto fitofago, ossia si nutre di piante utilizzando l’apparato boccale modificato con il quale perfora frutti, germogli, foglie e fusti giovani di molte specie di alberi e arbusti. Il danno si manifesta con punteggiature necrotiche su foglie e frutti, in caso di attacco intenso può produrre ingenti danni alle piante da frutto (soprattutto le rosacee) e alle piante da orto (in particolare le leguminose). In alcuni casi può essere vettore di fitopatologie.

A parte questo – e scusate se è poco – non è assolutamente pericolosa per l’uomo. Non punge e non morde né uomini né animali domestici. Il fastidio provocato da questo insetto è dovuto al fatto che per svernare (in forma di adulto) cerca dei luoghi caldi e riparati, motivo per cui in questi giorni entra senza tanti complimenti nelle case. Ovviamente il fatto che la cimice rilasci sostanze maleodoranti se disturbata non aiuta affatto la convivenza.

Il controllo della specie è piuttosto difficile, poco utile è riempire la casa di insetticidi per contatto, spesso inefficaci sono anche gli insetticidi superficiali spruzzati sulle piante. In ambito agrario sembrano avere efficacia i trattamenti a tappeto contro le neanidi (gli insetti appena nati) e il trappolaggio tramite feromoni specifici. Buona pratica potrebbe essere quella di verificare la presenza di uova depositate sulle piante di terrazze e giardini (piccole palline attaccate alla pagina inferiore delle foglie) e rimuoverle manualmente. Per gli adulti in casa al momento l’unica soluzione sembra quella di prelevarli e rimuoverli uno a uno (tendono a camminare più che a volare).

Ma perché sono così tante?

Semplice, perché sono una specie aliena – termine tecnico con cui si indica una specie introdotta in un ambiente in cui non è mai stata presente, per quanto alcuni mezzi di informazione non risparmino l’ironia su questa parola. La cimice asiatica è stata accidentalmente introdotta prima negli Stati Uniti (1998) e successivamente in Europa (in Italia il primo esemplare è stato trovato nel modenese nel 2012) con tutta probabilità tramite materiale di imballaggio. Da allora ha trovato un clima buono, piante ospiti di cui cibarsi e nessun predatore pronto a identificarla come preda: le condizioni ideali per proliferare.

Negli ultimi anni sembra che i predatori delle due specie maggiormente presenti in Italia (Palomena prasina e Nezara viridula) stiano aumentando significativamente di numero, segno che forse l’ambiente sta reagendo all’”invasione” e i predatori (in particolare imenotteri parassitoidi) si stanno adattando alla nuova preda.

Quale sarà il futuro di questa specie, purtroppo, è difficile da immaginare. Si arriverà probabilmente ad una situazione di popolazioni stabili, ma in quanto tempo?

Nel frattempo segnalo ai più curiosi una pubblicazione sul ritrovamento della cimice asiatica (e altre specie) in Italia e in Europa pubblicata da EPPO.

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