A cosa servono le cimici

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Palomena prasina – Di Darius Baužys – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7835220

Ho scritto recentemente sulla biologia e sulle dinamiche dell’”invasione” della cimice asiatica, ma sento di non aver ancora risposto a una delle domande più frequenti:

A cosa servono le cimici?

La stessa domanda, puntuale ogni estate viene posta anche nei confronti di altri insetti.

A cosa servono le zanzare? Perché esistono?

Ecco, vorrei una volta per tutte dare una risposta a queste domande. L’unica risposta che ritengo appropriata è la seguente:

La domanda non ha alcun senso.

Immaginare che un animale (o una pianta, o un batterio) abbia dignità in quanto destinatario di un preciso ruolo nel mondo è il risultato di una visione antropocentrica (o religiosa) della natura; una visione in cui l’uomo è al centro e di conseguenza tutti gli altri esseri viventi sono a lui funzionali, per semplice superiorità o per concessione “divina”.

Ugualmente erronea è la visione in cui la natura, la terra e gli ecosistemi costituiscano un meraviglioso mondo di pace e amore in cui tutti gli esseri si tengono per mano e contribuiscono, secondo le proprie capacità, a mantenere l’ecosistema stesso, ognuno con il proprio compito.

Non funziona così, la realtà è un po’ diversa.

In natura ogni specie, animale o vegetale che sia, lotta all’ultimo sangue con i propri simili e contro le altre specie per sopravvivere, crescere e riprodursi; ossia per passare alle future generazioni il proprio patrimonio genetico.

Non ci sono missioni particolari a parte questa. Tanto meno ci sono doveri nei confronti dell’uomo (o di altre specie) tali da identificare un ruolo.

Troppo semplice? Forse, ma effettivamente tutto ciò che vediamo in natura ha a che fare con la lotta per la sopravvivenza del proprio patrimonio genetico: gli adattamenti evolutivi sono il risultato del successo di quegli individui che hanno, in quel momento, le migliori caratteristiche per sopravvivere nell’ambiente in cui si trovano, e che quindi riescono a vivere e a riprodursi, trasmettendo le proprie caratteristiche vincenti alle generazioni future.

Il mimetismo delle falene risulta vincente nel momento in cui rende difficoltosa l’individuazione della farfalla da parte di un predatore e ne aumenta le possibilità di sopravvivenza e, dunque, di  riproduzione.

I pollini trasportati dal vento, leggeri e fastidiosi per gli allergici, consentono alle piante di tentare l’avventura della riproduzione oltre i limiti fisici propri di un essere vivente che non può muoversi da dove ha messo radici.

L’aggressività delle orse che difendono i piccoli e insegnano loro come procurarsi il cibo e sopravvivere all’inverno altro non è che la difesa del proprio patrimonio genetico, un investimento di energie e tempo per garantirgli un futuro.

Tutti gli esseri viventi giocano a questo gioco, che Richard Dawkins ha definito “il più grande spettacolo sulla terra”. Ognuno con le proprie strategie e le proprie armi per sopravvivere, riprodursi, e tutelare i risultati della propria riproduzione.

Il risultato di questo gioco è un equilibrio dinamico (ossia sempre mutevole, sbilanciato e poi controbilanciato) che caratterizza gli ecosistemi come li conosciamo.

Cimici e zanzare non fanno eccezione.

A noi potranno anche dare fastidio, ma hanno una guerra da combattere. E a loro poco importa dei “compiti” che la nostra specie cercherà di rifilargli.

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