Il motivo per cui, purtroppo, c’è un’orsa in meno

La notizia dell’abbattimento di KJ2 sul sito ANSA.it

E’ notizia di queste ore l’abbattimento di KJ2, l’orsa che qualche settimana fa si era resa protagonista di un’aggressione ai danni di un uomo presso i laghi di Lamar a Trento.

Ovviamente la reazione, in particolare quella dei social networks, è tendenzialmente unanime e indignata: si va dagli inviti a boicottare turisticamente la provincia alle denunce alle richieste di incriminazione per chi ha preso questa decisione.

Anziché dare un giudizio sull’accaduto, in queste righe vorrei spiegare perché si è arrivati a questa decisione e quali motivi ci siano dietro alla possibilità di prendere una decisione del genere (decisione che mai vorrei trovarmi a dover prendere).

Partiamo da un presupposto: in Trentino l’orso è stato reintrodotto dopo la scomparsa della prima metà del secolo scorso. La reintroduzione ha richiesto sacrifici enormi in termini economici e politici, oltre che interminabili ore di lavoro per i monitoraggi. La volontà dei cittadini e delle autorità politiche locali (per non parlare dei tecnici locali e non, come il sottoscritto) è quella di avere una popolazione stabile di orsi nel territorio trentino.

L’orso, come il lupo e la lince, fa parte dei cosiddetti grandi carnivori, i cui conflitti con le attività umane sono evidenti, e vanno dai danneggiamenti al bestiame al pascolo fino alle coltivazioni di pregio (l’orso mangia molti frutti durante la stagione estiva) per arrivare in rarissimi casi alle aggressioni dirette all’uomo.

La gestione dell’orso nelle Alpi centro-orientali non è affatto lasciata al caso, ma segue un piano d’azione interregionale (PACOBACE) scritto da personale tecnico e approvato dal Ministero dell’Ambiente, dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e dagli enti locali (regioni e province autonome) coinvolti nell’area di diffusione della specie.

Il piano d’azione parte dal presupposto che l’orso sia una specie estremamente protetta da leggi nazionali e internazionali e, proprio per la tutela della specie, individua e disciplina la gestione dei conflitti con le attività umane. Il piano individua tutta una serie di conflitti in ordine di gravità (da “l’orso si avvicina ai centri abitati” a “l’orso attacca l’uomo deliberatamente”); Per ogni conflitto sono indicate delle possibili azioni da intraprendere, che vanno dal monitoraggio continuo del singolo individuo alla cattura fino ad arrivare all’abbattimento (è tutto scritto nel piano che vi invito a scaricare e leggere dal link poco sopra).

Ma non è un controsenso abbattere un animale che si dichiara di voler salvaguardare?

In realtà no, perché l’obiettivo della tutela non è il singolo animale, ma l’intera popolazione.

Supponiamo che un orso attacchi in più occasioni un uomo (come KJ2, l’orsa abbattuta, che si era resa protagonista di un’aggressione anche nel 2015) e che nulla venga fatto. La soluzione è evidente: se le autorità preposte non intervengono gli abitanti della zona ci penseranno da soli. Si genera, in sostanza, un rifiuto per l’intera specie, non per il solo individuo aggressivo.

Gli abitanti della zona, è bene ricordarlo, non hanno lo stesso grado di coinvolgimento di cittadini come me, che abitano ad almeno un’ora di auto dal luogo dell’aggressione e che sono innamorati di questo meraviglioso animale; stiamo parlando di persone che abitano lì, che frequentano con i loro parenti e amici quelle zone quotidianamente. Queste persone possono avere, comprensibilmente, paura.

Se le autorità che hanno il dovere di gestire questa situazione (un individuo che ha più volte, e con successo, aggredito un uomo) non fanno nulla, il cittadino ci pensa da solo: prende la carabina e “risolve il problema” per conto suo. Ma lo fa senza le conoscenze corrette, e lo farà nei confronti di tutti gli orsi che troverà, non solo nei confronti dell’individuo problematico. Il risultato sarà una caccia alle streghe che comporterà il concreto rischio di perdere tutta la popolazione, compresi gli individui che di avvicinarsi all’uomo non ci pensano proprio.

Viceversa, se il singolo individuo problematico viene gestito (monitorato, catturato, spostato o addirittura abbattuto) in maniera corretta, non si creano le situazione per la “gestione fai da te”, si aumenta la fiducia nelle autorità cui compete la gestione di una specie complessa e, a conti fatti, si contribuisce a salvaguardare un’intera popolazione.

E’ sempre opportuno ricordarsi gli obiettivi delle azioni che si compiono. In questo caso l’obiettivo è la salvaguardia della popolazione, non del singolo individuo.

Io non so se l’abbattimento fosse la soluzione più corretta in questo specifico caso o se altre soluzione potessero essere adottate. Come detto, non mi augurerei mai di trovarmi nella situazione di dover prendere una decisione simile.

Io so che c’è un orso in meno in Trentino, e questo mi riempie di tristezza. La mia speranza è che l’abbattimento di questo orso possa aiutare a tutelare l’intera popolazione di orsi delle Alpi centro-orientali.

Come detto a un corso per studenti universitari che ho avuto il privilegio di tenere lo scorso anno, la convivenza tra uomo e orso è possibile, ma nessuno ha detto che sia anche facile.

E’ il momento di parlare di Carnivori

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E’ il momento di parlare di Carnivori.

E’ il momento di farlo senza preconcetti, senza dover accontentare o assecondare punti di vista estremi, è il momento di farlo da un punto di vista tecnico-scientifico.

Sotto queste premesse è nato un progetto: un corso in 4 lezioni frontali (più un’uscita da organizzare nei mesi primaverili) in cui si parla di carnivori, con particolare attenzione alle specie della zona Alpina Italiana e al loro rapporto con l’uomo e le attività antropiche.

La parte didattica è diretta responsabilità di Fauna360, ossia mia e di Alberto Carradore (per chi non sapesse cosa facciamo può dare un’occhiata anche qui), l’organizzazione è un preziosissimo contributo dell’Associazione Universitaria Studenti Forestali (AUSF) di Padova.

Il corso si terrà nei giorni 6, 7, 13 e 14 dicembre 2016 (due martedì e due mercoledì) dalle ore 17,00 alle ore 19,00 presso l’aula 10 dell’edificio Pentagono di Agripolis (Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria) a Legnaro (PD).

I contenuti del corso andranno dalla sistematica alla morfologia dei carnivori in generale, si parlerà in generale e nello specifico – per le principali specie – dei rapporti e dei contrasti con le attività umane, del valore ecologico e dell’impatto dei carnivori sulle politiche di tutela ambientale. Si approfondiranno le tematiche relative a orso (Ursus arctos) e lupo (Canis lupus), in particolare di dinamica delle popolazioni, morfologia, biologia ed etologia, si introdurranno anche la biologia e l’ecologia di lince (Lynx lynx), volpe (Vulpes vulpes) e lontra (Lutra lutra). Saranno introdotte anche le tecniche di monitoraggio e gestione.

I dati e i contenuti presentati durante il corso sono il frutto della collaborazione di Fauna360 con ricercatori e amministrazioni che quotidianamente lavorano a contatto con i carnivori e le problematiche ad essi associati.

Il corso avrà un taglio tecnico-divulgativo ed è rivolto a studenti di scienze forestali, biologia, scienze naturali, medicina veterinaria, ma anche a tutti coloro che sono interessati ad approfondire l’argomento. Al termine del corso sarà rilasciato un attestato di partecipazione

Il corso (4 lezioni) ha un costo di € 20,00. Maggiori informazioni modulo di iscrizione si possono trovare nel sito web dell’AUSF (ausf.pd@gmail.com) o al form bit.ly/CorsoCarnivori

P.S. Il corso è organizzato negli stessi giorni in cui ad Agripolis sarà possibile assistere alla mostra sui carnivori “Presenze silenziose”. Un motivo in più per venire a trovarci!

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Diario di un cinghialetto alle prime governe

DSCF3244Mercoledì, 31 luglio 2013

Io e i miei amici ci siamo abituati. E’ da qualche tempo ormai che i bipedi arrivano con un trabiccolo strano: fa rumore, non è bello da vedere, ma lascia una scia di perline gialle (i bipedi lo chiamano mais, contenti loro…) gustosissime, e di questa stagione il cibo inizia a scarseggiare, quindi non ci facciamo pregare e mangiamo! La cosa strana è che da un paio di giorni, dopo il passaggio del trabiccolo rumoroso, un gruppetto di bipedi si mette lì e ci guarda. Ci contano. Che poi, fissare chi sta mangiando è davvero una cosa da maleducati!

 

Venerdì, 9 agosto 2013

Il trabiccolo continua a passare, ma adesso uno dei bipedi butta le perline gialle anche dentro a dei recinti strani. Che ce frega? Tanto sono aperti, entriamo e usciamo a piacimento. I guardoni sono spariti, almeno si può mangiare tranquilli.

 

Sabato, 10 agosto 2013 – ore 10:30

Va’ che bel pelo! Eh? Sono nato un po’ tardi, molti dicono che sia una sfortuna, ma mamma ha detto che con tutta la pioggia di questa primavera sarei cresciuto bene con tutti i miei 5 fratelli. Poi ha ripreso a grufolare e a tirare su lombrichi come fossero bucatini. Beh, ora ho un pelo striato meraviglioso, un pigiamino perfetto! Va’ che roba!

 

Sabato, 10 agosto 2013 – ore 21:00

Con tutte queste setole meravigliose andrò a trovare la mia cinghialina preferita. Non so il suo nome, lei non parla, non legge ed è timida. Non sono mai riuscito a strapparle più di qualche”oink” imbarazzato, ma stasera sono splendido. Le darò anche un nome, dimostrando che sono uno che legge molto: Ljuba*.

 

Martedì, 13 agosto 2013 – ore 06:00

Che domenica con Ljuba! Dopo il mio vittorioso abbordaggio di sabato sera abbiamo deciso di passare la giornata successiva insieme. L’ho portata a mangiare in un posto carino (anche se un po’ pericoloso) dove i bipedi piantano e annaffiano erba tutti i giorni. Se sei svelto e non ti fai vedere riesci a ribaltare una zolla e recuperare qualche radice o qualche larva, che di questi tempi valgono come il caviale (i bipedi dicono così). Abbiamo mangiato così tanto che ieri non siamo nemmeno andati a mangiare le perline gialle!

 

Martedì, 13 agosto 2013 – ore 9:00

Credo di aver fatto una cavolata: sono entrato come al solito dentro i piccoli recinti per mangiare un po’ di mais (ormai i bipedi lo buttano solo lì), eravamo in sette lì dentro, a un certo punto qualcuno mi spinge, io tocco un filo teso e BAM!! Un colpo secco e l’entrata del recinto si chiude di schianto. Poco male, non è successo nulla dopo, continuiamo a mangiare che qui dentro è pieno!!

 

Martedì, 13 agosto 2013 – ore 13:00

Sono passate poche ore ma non potete immaginare cosa sia successo. Arriva un trabiccolo più grosso del solito, escono due bipedi (uno grosso con la barba e il pelo in testa che sembra mio fratello nato l’anno scorso e uno con la faccia sorridente ma di cui non mi fido neanche un po’), uno entra nel recinto, ci prende uno a uno e ci passa all’altro che aspettava fuori. Ci fanno un tatuaggio all’orecchio (bruttino, io pensavo più a un tribale tra le scapole, ma non mi hanno fatto scegliere), ci mettono in una gabbia con altri coetanei e ci portano in un recinto più grande, insieme ad altri coetanei. Ora scrivo da qui, non si sta male, c’è ombra, cibo, una bella pozza d’acqua, ma soprattutto c’è Ljuba! Dice che l’hanno portata lì nello stesso modo; anche lei pensa che questo posto non sia malaccio, ma qui dentro siamo più di un centinaio. Spazio ce n’è, ma trovare privacy è davvero difficile!

 

Mercoledì, 14 agosto 2013 – ore 10:00

E adesso dove ci portano? Troppo movimento in questi giorni: ci hanno caricato in un camion sulla cui fiancata ho letto “azienda faunistica qualcosa-che-non-mi-ricordo”. Siamo tutti, c’è anche Ljuba. E nella gabbia vicino ci sono anche i miei fratelli più grandi, quindi non sono preoccupato. Mi preoccupano di più le facce del barbuto e del sorridente. Di quelli no, non mi fido.

 

*Un ringraziamento per l’ispirazione va al geniale libro Sei una bestia, Viskovitz di Alessandro Boffa. Da leggere assolutamente.

N.B. Per chi conosce me e il mio pard di persona non c’è bisogno di spiegazioni. Per tutti gli altri assicuro che il barbuto e  il sorridente sono in fondo due buoni diavoli.

Nuove avventure

Sì, lo so. E’ passato un sacco di tempo dall’ultimo post.logo_bussola

Lo so, l’ultimo post è partito da un IP Neozelandese, e ormai sono passati alcuni mesi dal mio ritorno sul suol natìo.

Il fatto è che ci sono state un sacco di cose da fare, fili interrotti da riallacciare e nuovi capitoli da aprire. Uno in particolare si sta aprendo in questi giorni, quindi userò questo spazio per pubblicizzarlo.

Lo so, è meschino.

Beh, io lo faccio comunque. No, non mi sento in colpa.

Il nuovo capitolo inizia con la consapevoleza (e la presunzione, e l’ambizione) di poter quantomeno provare a lavorare dopo aver imparato. Un volo senza rete, insomma.

E inizia anche perché a volte bisogna essere in due per fare una cosa così, altrimenti i dubbi vincono, se sei da solo.

Quindi eccoci qui. Inizia (sta iniziando) l’avventura di Fauna 360. Ci trovate a questo link, ma anche su Facebook e Twitter.

Intanto grazie a chi c’è, a chi c’è già stato e a chi ci sarà!