Cimice asiatica – ultimi aggiornamenti

Ne avevo già parlato lo scorso autunno, quando il problema era evidente e sotto gli occhi di tutti (vedi qui), ne riparlo oggi dato che giovedì scorso ho partecipato a un workshop sulla situazione della cimice asiatica (Halyomorpha halys) organizzato dalla Provincia di Treviso.

I relatori (prof. Carlo Duso e dott. Alberto Pozzebon, DAFNAE Università di Padova) hanno esposto i risultati delle ricerche bibliografiche e degli studi condotti sul campo per il monitoraggio di questo fastidioso insetto. Il quadro che ne esce non è molto incoraggiante per gli agricoltori e per chi non ami particolarmente la presenza di questo animale. Proviamo a vedere perché.

Per la maggior parte delle persone la presenza della cimice asiatica rappresenta principalmente un fastidio. Come detto questi insetti a fine estate cercano luoghi di svernamento e si infilano spesso e volentieri dentro alle nostre case, ma anche nelle siepi sempreverdi e in altri luoghi riparati. Per quanto questa insistente presenza possa essere irritante, non è nulla rispetto ai danni economici che l’attività alimentare della cimice causa agli alberi da frutto e a diverse altre colture. Per questa ragione gli sforzi di ricerca si concentrano in ambiente agrario più che in quello urbano.

La cimice asiatica, come suggerisce il nome, è una specie aliena (o alloctona). Partita dall’Asia è arrivata in nord America dove ha causato parecchi danni. Da qualche anno è presente in Europa (prime segnalazioni nel 2004 in Svizzera e Liechtenstein), in Italia (2012) e Veneto (2014). Come spesso accade per le specie aliene, la cimice asiatica non è un problema nei paesi d’origine, dove sono presenti degli antagonisti naturali – per lo più parassitoidi a carico delle uova – che hanno un importante ruolo di controllo della popolazione. Questi antagonisti non sono presenti in Europa, e quelli presenti non sembrano essere efficaci al momento.

“Ma allora è facile, importiamo i suoi nemici naturali”. Ecco, nonostante sia intuitiva, questa soluzione è difficilmente praticabile: importare deliberatamente specie alloctone è vietato dai regolamenti europei oltre che dal buon senso: non è auspicabile cercare di risolvere un problema creandone un altro, poiché non sappiamo che effetto potrebbe avere una nuova specie importata sulle altre specie del nostro ecosistema. Non è che non si possa fare in assoluto, ma per farlo bisogna dimostrare con ricerche lunghe e costose che la specie introdotta sia più utile che dannosa. Si può iniziare, ma senza dubbio ci vorrà qualche anno prima di poter pensare a una soluzione simile.

La cimice asiatica è estremamente polifaga, ossia mangia di tutto: si nutre a carico di foglie, fusti verdi, semi e frutti di moltissime specie, dalle fruttifere (pesco, pero, melo, kiwi, olivo, vite…) passando per le erbacee (soia, mais…) fino alle ornamentali, infestanti o colture da legno (paulownia, ailanto…). L’alimentazione a carico dei frutti causa deformazioni e suberificazioni in corrispondenza delle punture, rendendoli invendibili (e immangiabili). A peggiorare la situazione è la fenologia della specie: i monitoraggi condotti hanno evidenziato come la maggior parte degli adulti sono attivi in prossimità del raccolto proprio di pesche, mele e pere.

Cimice asiatica su pero (foto P. Pietrobon)

La cimice asiatica è estremamente tollerante alle condizioni climatiche estreme. Per dimezzare la popolazione servirebbero temperature invernali tra i -13° e i -19° (considerate sempre che svernano in luoghi riparati) o temperature estive superiori ai 45°. E si parla di “dimezzamento”, non di estinzione (a queste temperature è più probabile che si estingua la specie umana, sicuramente non sopravviverebbe il sottoscritto).

Il monitoraggio (unica azione possibile al momento) sfrutta delle particolari trappole attivate con un feromone di aggregazione (non sessuale). I sistemi di controllo con “confusione sessuale” (o mating disruption) che impiegano i feromoni sessuali per confondere i maschi che non riescono a trovare le femmine e dunque non si riproducono, non sono applicabili al momento. Esistono insetticidi efficaci (anche 100% di potere abbattente), ma hanno efficacia solo se impiegati a contatto diretto (leggi: spruzzo l’insetticida direttamente addosso alla cimice); dopo 2/3 giorni l’effetto insetticida crolla drasticamente (leggi: se una cimice arriva su una pianta trattata ieri non è detto che ci rimanga secca).

Una riduzione del danno si è evidenziata nei frutteti che utilizzano reti antigrandine, che forniscono una barriera fisica all’arrivo della cimice. Si tratta di investimenti importanti, ma ad oggi sembra essere l’unica soluzione per evitare danni ingenti. L’efficacia del controllo utilizzando “colture esca” (trap-crop) o catture massali è ancora in fase di studio.

Lo studio di soluzioni efficaci procede, ma il tempo per produrre risultati è sempre troppo lungo rispetto a un problema che è già presente. In ogni caso la cimice asiatica è un eccellente esempio di quello che può essere l’effetto di una specie aliena introdotta in un nuovo ecosistema.

Una zanzara geneticamente modificata ci salverà?

Aedes aegypty fonte:wikipedia.org
Aedes aegypti fonte:wikipedia.org

In questi mesi estivi il “problema zanzare” è decisamente sentito da tutti, indipendentemente dalle quantità di Vape o Autan impiegate. Ma se in Italia le zanzare si limitano spesso a procurare bolle, prurito e ronzii molesti, in altre parti del mondo questi piccoli insetti possono essere vettori di gravi patologie.

In Brasile, ad esempio, la febbre Dengue e il virus Zika – due malattie trasmesse all’uomo a seguito della puntura di zanzare del genere Aedes – sono saliti recentemente agli onori della cronaca anche in vista delle prossimi Giochi Olimpici che si terranno a Rio de Janeiro.

Molte amministrazioni e governi si stanno muovendo per cercare soluzioni che non solo riducano il numero delle zanzare, ma anche l’incidenza di simili malattie nella popolazione umana.

Un articolo apparso lo scorso 15 luglio sul New Scientist a firma Michael La Page spiega come un esperimento condotto nella città di Piracicaba, in Brasile, abbia prodotto i primi risultati utili a valutare come positivo l’impiego di esemplari di Aedes aegypti geneticamente modificati per la riduzione dell’incidenza di patologie come Dengue nella popolazione locale.

In sostanza la Oxitec, azienda che opera nella ricerca genetica e nel controllo entomologico, ha monitorato l’incidenza dei casi di Dengue in città (circa 400’000 abitanti) nel periodo estivo 2014/2015 (senza attività di contenimento) e in quello successivo (2015/2016) inserendo due metodi di contenimento:

  • Il primo metodo è l’eliminazione sistematica delle zone di acqua stagnante (siti di riproduzione della zanzara); questo accorgimento ha ridotto l’incidenza della patologia sulla popolazione di circa il 50%.
  • Il secondo metodo, applicato in un’area residenziale della città di circa 5’000 abitanti, ha aggiunto all’eliminazione dell’acqua stagnante il rilascio di esemplari maschi di Aedes aegypti geneticamente modificati. Questi esemplari – tutti maschi che non pungono l’uomo – si accoppiano con le femmine e trasmettono alla progenie una modificazione genetica che porta alla morte i nuovi nati prima del raggiungimento della maturità sessuale e, dunque, prima che possano riprodursi. In questo caso l’incidenza della patologia risulta ridotta di oltre il 90%.

A tutto questo, come indicato nel rapporto della stessa Oxitec, si aggiunge il fatto che l’impatto diretto sull’ambiente di questi esemplari geneticamente modificati è di fatto nullo, in quanto gli adulti rilasciati muoiono contestualmente alla morte della loro progenie: la modificazione genetica, in sostanza, non può rimanere a lungo nell’ambiente.

Quanto riportato è il risultato di dati preliminari, senza ripetizioni sufficienti e con un campione troppo limitato per avere un’effettiva validazione scientifica. Tuttavia i risultati potrebbero incoraggiare test più vasti e statisticamente rigorosi.

La ricerca continua.

Abbiamo gli strumenti per capire?

da explosm.net
da explosm.net

Siamo sicuri che avere molte fonti di informazione sia un bene?
A caldo verrebbe da rispondere affermativamente: più fonti di informazione ho, più la mia opinione potrà essere completa in quanto influenzata da molteplici punti di vista.
Nel campo delle opinioni (politica, etica, società ecc.) non esiste vero o falso: le opinioni sono il frutto di convinzioni maturate dalle esperienze individuali; maggiori le esperienze, più autorevoli le opinioni.
Ma esistono ambiti della vita in cui le opinioni non esistono, o per lo meno non sono tutte uguali o tutte legittime: Gli ambiti tecnici e scientifici.
A nessuno verrebbe in mente di dire che 2+2 fa 5, e se qualcuno rivendicasse il diritto di esprimere la propria opinione secondo cui 2+2 sarebbe uguale a 5 tutti i sani di mente gli consiglierebbero un piccolo ripasso del programma di prima elementare.
Ovviamente questo avverrebbe perché la stragrande maggioranza della popolazione sa che 2+2 è uguale a 4, non a 5. In altre parole ha gli strumenti per comprendere un’informazione e classificarla tra quelle attendibili o tra quelle non attendibili.
E qui casca l’asino.
Perché esistono livelli di competenza tecnico-scientifica che vanno ben oltre all’aritmetica di base, per i quali non tutti hanno gli strumenti idonei alla comprensione.
Eppure sul web, piattaforma santificata perché simbolo della libera informazione e del libero scambio di opinioni, fioriscono tutti i giorni notizie completamente senza senso o mistificazioni totali di notizie reali scritte da persone senza gli strumenti idonei a trattare l’argomento e condivise come cassa di risonanza da persone altrettanto prive di strumenti idonei all’analisi.
Perché? Perché se non ho gli strumenti per comprendere allora sposerò e tiferò per la notizia che più mi piace, quella che più asseconda le mie idee pregresse.
Alcuni esempi tratti dai social:
“I vaccini causano l’autismo, infatti da quando sono comparsi e si sono diffusi il numero di diagnosi di autismo è aumentato. Inoltre una sentenza del tribunale ha decretato un collegamento tra vaccini e autismo.”
Affermare che un evento aumenti di intensità a causa dell’aumento parallelo di intensità di un altro evento significa non avere gli strumenti per comprendere la statistica descrittiva. Una correlazione tra due eventi NON COMPORTA AUTOMATICAMENTE un rapporto di causa-effetto.
Io potrei affermare, secondo la stessa logica, che dagli anni ’90 sono comparsi e si sono diffusi i telefoni cellulari e contemporaneamente è aumentata la diffusione dell’aria condizionata nelle automobili (oggi quasi tutti hanno un telefonino e quasi tutte le auto hanno l’aria condizionata), dunque la diffusione dell’aria condizionata è stata causata dalla diffusione dei cellulari.
Ovviamente non è così, si tratta di due fenomeni non direttamente correlati ma entrambi espressione dello sviluppo tecnologico, così come la diffusione dei vaccini e la capacità di diagnosi dell’autismo (anni fa molti autistici venivano internati nei manicomi con l’etichetta di “matti” o “ritardati”) sono espressione dello sviluppo della scienza medica.
Affermare poi che un tribunale possa decidere cosa sia scientificamente valido (andando contro ciò che la comunità scientifica sostiene compatta) dimostra quanto poco preparati siamo a comprendere cosa sia la conoscenza scientifica e come funzioni (ne ho già parlato qui).
“Secondo la maggioranza delle persone intervistate l’evoluzione naturale è solo una teoria scientifica, non è dimostrabile ed è quindi giusto insegnare nelle scuole teorie alternative”
Punto primo: la realtà del mondo è vera indipendentemente da quello che pensa il pubblico, la scienza non è democrazia.
Se avessimo fatto un sondaggio nel 1500 chiedendo quale fosse la posizione della terra nell’universo il 100% degli intervistato avrebbe risposto che la terra è il centro dell’universo e sole e luna le ruotano attorno. Cionondimeno la terra continuava tranquillamente a ruotare attorno al proprio asse e attorno al sole, mentre il sistema solare continuava a ruotare attorno al centro della Via Lattea, anche se Copernico, Galilei e Keplero non avevano ancora scritto nulla.
Punto secondo: è “solo” una teoria scientifica anche la teoria di gravitazione universale, eppure non verrebbe in mente a nessuno di saltare fuori da una finestra del decimo piano di un palazzo.
Punto terzo: Dire che la teoria dell’evoluzione naturale non è dimostrabile significa non conoscere le ricerche in materia, in quanto numerosi esperimenti scientifici pubblicati in peer review ne dimostrano la validità (per chi volesse approfondire consiglio “Il più grande spettacolo sulla terra” di Richard Dawkins, fa una sintesi di tutti questi studi ed è particolarmente piacevole da leggere).
“L’omeopatia funziona meglio dei farmaci tradizionali: da quando sono passato alle pillole omeopatiche mi sento meglio”
Evidentemente, in questo caso, manca la cognizione del concetto di “base sperimentale”: per validare una qualunque ipotesi scientifica (medica o no) serve un alto numero di ripetizioni ed un accurato sistema di misurazione. Uno o pochi casi, magari per sentito dire, non possono rendere una pratica valida in senso generale.
“Oh, io non sono un tecnico o un esperto, ma secondo me le cose non stanno così…”
Ecco, questo è il problema principale: spesso si incontrano persone che – in nome della libertà di opinione – pretendono di poter dire la propria in materie di cui ignorano anche le basi. Non funziona così.
No, nemmeno ipotizzare complotti quando non si riesce a ribattere a osservazioni puntuali e precise funziona.

Parlando di pioggia e di clima

da sathiyam.tv
da sathiyam.tv

Di cambiamento climatico ne avevo già parlato qui.

Negli ultimi giorni, complice quello che è accaduto in Sardegna e un mio post recente, ho avuto modo di ripensare a quello che il cambiamento climatico implica. Non si tratta solo di riscaldamento dell’aria, ma di tutto quello che una variazione – anche minima – si porta dietro.

Come avevo già scritto, esiste un’organo ufficiale che raccoglie ricercatori di diversi paesi del mondo che ha il compito di capirci qualcosa sul tanto chiacchierato “cambiamento climatico”, si chiama IPCC, acronimo per Intergovernmental Panel on Climate Change.

Questi ricercatori, oltre a capirci qualcosa, hanno il merito di diffondere quello che capiscono. E sono talmente bravi da scrivere, oltre ai rapportoni tecnici con parole difficili per i non addetti ai lavori, anche un documento semplice, asciutto, breve, scritto per punti comprensibili e schemi destinato a chi non è tecnico, ma è fondamentale che ne capisca i contenuti: i politici ed i governi.

L’ultimo Summary for Policymakers (datato 11 Novembre 2013) è scaricabile gratuitamente in pdf dal sito (oppure da qui, vi concedo una scorciatoia)

Tra i vari punti si legge chiaramente che la frequenza di precipitazioni particolarmente intense è aumentata ed è destinata ad aumentare in futuro, particolarmente nelle nostre regioni (riporto due frasi qui sotto, sono in inglese ma sono semplicissime da comprendere)

[There are likely more land regions where the number of heavy precipitation events has increased than where it has decreased. The frequency or intensity of heavy precipitation events has likely increased in North America and Europe. In other continents, confidence in changes in heavy precipitation events is at most medium]

[Extreme precipitation events over most of the mid-latitude land masses and over wet tropical regions will very likely become more intense and more frequent by the end of this century, as global mean surface temperature increases]

Spero che di questo si riuscirà a tenere conto quando si progetterà o si modificherà l’uso del territorio in una nazione così densamente popolata come l’Italia, altrimenti coninueremo a stupirci che “piove più del solito”.

P.S. Questo post non vuole “cambiare il mondo”, “svegliare le coscienze”, “spaventare i potenti” o “sembrare alternativo”. L’unico scopo è quello di aiutare – per quanto in maniera limitata – la diffusione di informazioni che sono normalmente poco pubblicizzate al di fuori degli ambienti tecnici.

Wind storm and Beetle storm

Le immagini che sono riportate non documentano gli effetti di un fallout nucleare, sono invece rappresentative di quella che è una delle fasi dell’equilibrio dinamico degli ecosistemi.

Parco Nazionale di Harz, Bassa Sassonia. Pieno areale dell’abete rosso (Picea abies), una pianta dall’apparato radicale superficiale e dunque particolarmente suscettibile ai danni “da vento”. In questo caso la tromba d’aria dev’essere stata davvero forte dato che molte piante sono finite a “radici all’aria”.

Le piante danneggiate (non solo quelle cadute, anche quelle in piedi a cui sono stati strappati rami o che hanno subito danni alle radici) emettono sostanze volatili (odori, in pratica) come prodotto delle reazioni di difesa (e chiunque si sia appoggiato ad un tronco di abete con delle ferite sa di cosa parlo).

Queste sostanze attraggono alcuni insetti che si riproducono sotto la corteccia delle piante vive ma in difficoltà (in termini tecnici, stressate) e le cui larve si nutrono delle cellule vive sotto la corteccia, portando l’albero a disseccamento e morte. Su abete rosso il principale autore di questi danni è il coleottero scolitide Ips typographus, autore di caratteristiche gallerie sottocorticali.

Questi insetti, una volta trovato un buon albero stressato da colonizzare, rilasciano a loro volta delle sostanze volatili (feromoni di aggregazione) e richiamano altri insetti della stessa specie. Se l’attacco è particolarmente intenso, si può estendere anche a piante sane.

Gli effetti sono evidenti: piante schiantate con tutto l’apparato radicale esposto (colpa del vento), piante disseccate e morte in piedi (colpa dell’insetto) e piantine giovani (rinnovazione) che trovano finalmente luce e spazio per crescere (non sono state piantate artificialmente,  lo si vede dal fatto che crescono anche sulla terra rimasta tra le radici esposte).

Il Parco di Harz spiega tutto questo con un percorso didattico/turistico nel cuore della zona attaccata.

Galleria sottocorticale di Ips typographus
Galleria sottocorticale di Ips typographus
Radici all'aria di pianta schiantata
Radici all’aria di pianta schiantata
Alberi morti in piedi, alberi caduti e rinnovazione
Alberi morti in piedi, alberi caduti e rinnovazione
Alberi morti in piedi e rinnovazione
Alberi morti in piedi e rinnovazione
Rinnovazione di abete rosso sulle e radici di una pianta schiantata dal vento
Rinnovazione di abete rosso sulle e radici di una pianta schiantata dal vento
Tronco di abete rosso con corteccia staccata in seguito ad attaccato da Ips typographus
Tronco di abete rosso con corteccia staccata in seguito ad attacco di Ips typographus

Sono Pazzi Questi Sassoni

Ho scritto poco tempo fa che nel mio lavoro si viaggia.

Non sempre però il viaggio dura molto. A volte, come in questo caso, il viaggio è breve meno di una settimana, per un congresso, e non si ha sempre il tempo di esplorare e capire come vivono i cittadini ignari di ospitare una riunione di cotante menti illuminate (dai, su..ho poche gratificazioni, concedete al mio ego un po’ di illusioni).

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Momenti di apertura della Pine Wilt Disease Conference 2013

Braunschweig, Bassa Sassonia. E’ una cittadina strana. Il suo simbolo è un leone. E qualcuno mi spieghi come diavolo si sono immaginati un leone a queste latitudini nell’anno mille! (La leggenda vuole che un barone-duca-conte-pezzogrosso fosse andato in terrasanta e avesse salvato un leone dall’attacco di un drago e che il leone per ringraziarlo lo avesse seguito fino a casa… chissà con che sostanze era entrato in contatto in terrasanta questo).

Il leone al centro dell'antica piazza di Braunschweig
Il leone al centro dell’antica piazza di Braunschweig

Gli organizzatori della conferenza propongono una passeggiata serale con guida turistica per scoprire un po’ la citta. Non annoierò nessuno con storia dell’arte, architettura e affini, solo due cose mi sono rimaste impresse:

1. Braunschweig è la città natale di Carl F. Gauss, non esattamente un pirla dato che sta alla matematica più o meno come Enzo Ferrari sta alla storia dell’automobilismo, eppure pare che nessuno si ricordi di questo. Non viene citato dalla guida, non ha musei intitolati, solo una statua un po’ fuori dal centro e una targa dove sorgeva la sua casa natale (ora sostituita da appartamenti per studenti, a occhio e croce).

E’ vero, probabilmente siamo noi un po’ troppo “science-addicted”, ma un po’ di riconoscimento non guasterebbe. D’altra parte la guida che ci ha accompagnato per la città ha anche detto “Questa città è cresciuta per il commercio di tessuti, l’industria della birra e le banche. Ora non è restato nulla, se non scienza e ricerca” (mancava solo che abbassasse lo sguardo, sconsolata). A ogni citta le proprie minoranze.

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La targa che ricorda il luogo di nascita di C. F. Gauss. Lì ora sorge una palazzina con appartamenti universitari
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La statua di Gauss, fuori dal centro della città, particolarmente difficile da raggiungere

2. Durante una passeggiata nei pressi del municipio notiamo una donna vestita con una toga, intenta a leggere quello che sembra un papiro di laurea, mentre sorseggia del vino. Attorno a lei varie persone che la ascoltano. Tutti più o meno bevono, ma educatamente, versando nei bicchieri le birre ordinatamente predisposte in un tavolino portato lì per l’occasione. Non c’è segno di eccessi, tutti si divertono con compostezza.

Curiosi, chiediamo se si tratti di una festa di laurea (dato che sembrava molto simile alle nostre). Ci viene risposto così:

“No, si fa una festa perché così vengono festeggiate le donne che hanno raggiunto i 40 anni..”

“Ah, interessante”

“…e che non sono sposate!”

“…”

Qualcuno riesce a concepire qualcosa di più crudele della pubblica celebrazione della zitella??

 

 

Viaggiare

passportPartire fa parte del gioco. Ce lo dicono quando ci proponiamo per un posto da dottorandi.

Non si può restare fermi, bisogna viaggiare. E’ vero per il dottorato come è vero nella vita, almeno per quel poco che ci ho capito finora.

Il tutto di solito comincia dalla valigia. Cosa ci metto dentro?

I vestiti, ok. Ma la moka? Lo sapranno fare il caffè laggiù?

I documenti sono a posto? Beh, ormai è tardi per preoccuparsene, il volo è dopodomani (il fatalismo aiuta, spesso).

Si parte. Per un alloggio che qualcuno (che non conosciamo) ci ha trovato, a lavorare in un posto che abbiamo visto solo su Google Maps, fianco a fianco con persone che – se va bene – abbiamo sentito per e-mail o al massimo su Skype.

Tre, sei, sette mesi. Hai quasi quella sensazione di poter cominciare una vita nuova. O almeno un pezzetto. Nessuno ti conosce, ma sei sicuro che quando te ne andrai qualcuno sentirà la tua mancanza.

E quelli che restano a casa? Ok, cena con gli amici fatta, ma prevale l’eccitazione della destinazione alla nostalgia del punto di partenza.

E si parte. Si va consapevoli di partire perché “ce lo siamo guadagnati”, come ha giustamente detto un mio collega. Con quella mezza incredulità che ci prende nel realizzare che andiamo all’estero per lavoro. Il nostro lavoro. Quello a cui dedichiamo le nostre giornate e – forse – parte dei nostri sogni.

Si parte comunque per tornare. Più ricchi di esperienza, amicizie, e contatti. Tanti contatti. Che non si sa mai…

No, non sono io a partire stavolta. Questo è un saluto alle persone che partono in questi giorni o in queste settimane, e a quelle che sono partite da un po’ ma che ho già voglia di rivedere.

Buon viaggio!