Pesticidi nel miele, una realtà mondiale

Questo post prende spunto (e dati) dall’articolo “A worldwide survey of neonicotinoids in honey”, apparso sulla rivista Science a firma Mitchell et al. (2017, Vol. 358, Issue 6359, pp. 109-111). Download PDF

La fig.1 dell’articolo Mitchell et al., (2017) A worldwide survey of neonicotinoids in honey. Science, Vol. 358, Issue 6359, pp. 109-111 (non modificato)

Gran parte del miele mondiale contiene tracce di neonicotinoidi, una categoria di pesticidi ampiamente diffusa in tutto il mondo.

A fronte di questa frase in molti potrebbero pensare: Che mi importa? Non mangio miele e so a malapena pronunciare la parola neonicotinoidi.

Invece il problema riguarda, indirettamente, tutti noi.

I neonicotinoidi, in quanto pesticidi, sono indicati come una delle cause della diminuzione di specie di impollinatori. Si tratta di sostanze assorbite dalle piante e trasferite a tutti gli organi, inclusi i fiori e il polline.

Le preoccupazioni sull’uso di questa categoria diffusissima di prodotti fitosanitari riguardano l’effetto sulle specie non dannose (o non-target) che vengono colpite tanto quanto le specie dannose (parassiti) da cui si cerca di proteggere le piante coltiivate. Tra le specie non-target si contano molti insetti utili, come gli impollinatori, tra cui – importantissime – le api.

Una a riduzione delle specie non-target ha, come si può facilmente intuire, un effetto negativo sulla biodiversità, ma anche sui servizi ecosistemici che le specie utili hanno: l’impollinazione è un processo fondamentale nella riproduzione delle piante e nel rimescolamento genetico, senza gli insetti impollinatori non sarebbe possibile la riproduzione per diverse specie vegetali.

Lo studio apparso su Science si basa sull’analisi di campioni di miele provenienti da tutto il mondo, analizzati in modo tale da individuare 5 diversi tipi di neonicotinoidi (tralascio i nomi, sono evidenziati nell’articolo). Il risultato è che il 75% dei campioni contiene tracce di almeno uno dei 5 tipi (vedi figura in testa al post).

Sebbene le concentrazioni evidenziate si collochino al di sotto della soglia considerata pericolosa per l’uomo (secondo i parametri UE e USA), il dato inquietante è che la gran parte delle api, considerando tutti i continenti, sono entrate in contatto con questi pesticidi.

L’effetto dei nicotinoidi sulle api e su altri invertebrati non-target è ancora oggetto di studio, ma sono sempre di più i documenti che dimostrano effetti anche non letali, come disturbi della crescita, problemi immunitari e neurologici, riduzione di longevità, limitazione della capacità di immagazzinare cibo e altri ancora.

In sostanza, l’utilizzo di questi prodotti per la protezione delle piante rischia di rivelarsi un boomerang. Gli effetti collaterali legati ai danni alle specie non-target rischiano di essere di gran lunga superiori ai benefici che derivano dall’eliminazione degli insetti dannosi.

Ecco perché investire denaro e risorse nello studio della biologia e fisiologia di piante e insetti, come nello studio e nella sperimetazione di sistemi di protezione diversi, non è uno spreco di risorse. Come non è uno spreco investire in ricerca in generale.

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Tutti tuttologi (con o senza web)

La citazione tratta dalla canzone vincitrice dell’ultimo festival di Sanremo mi esce spontanea leggendo e ascoltando quanto scritto e detto in giornali, siti web, telegiornali e trasmissioni di approfondimento in questi giorni.

In particolare oggi si sente parlare di diversi temi, tra i quali:

  • L’emergenza siccità e i cambiamenti climatici (in particolare gli effetti e l’efficacia dei programmi di mitigazione a breve, medio e lungo termine).
  • La gestione della fauna problematica, con particolare attenzione ai grandi carnivori (ogni estate, puntuale come la maturazione dei peperoni, si presenta il problema orsi in Trentino).
  • L’utilizzo dell’acqua in agricoltura e l’incentivo a convertire i campi della pianura padana a colture meno idro-ingorde.

Bene no? Si affrontano temi importanti.

Già. Peccato che gli opinionisti (quanto è antipatica questa parola?) che propongono soluzioni a questi problemi siano gli stessi che fino a pochi giorni fa parlavano di emergenza migranti, psicologia dei piromani e cure neurologiche sperimentali per un bambino giudicato incurabile.

Faccio fatica a spiegarmelo. Come può una persona aver un’opinione seria (dunque documentata, informata, ottenuta da diverse fonti) in materie così diverse?

Io, ad esempio, di musica non capisco nulla. Cito una canzone all’inizio del post per il solo fatto che apprezzo la citazione di Desmond Morris, ma non mi permetterei mai di dare un parere tecnico-stilistico o artistico.

Lo stesso vale per molti altri argomenti: ho un’infarinatura di neurologia? No. Quindi non ho idea di cosa fosse giusto fare per il povero Charlie Gard.

Ho una conoscenza sufficiente di cooperazione internazionale? No. Di conseguenza non propongo soluzioni per “aiutare i migranti a casa loro”.

Io posso capire che il portavoce di un movimento politico-sociale debba dare delle idee su possibili soluzioni a problemi contingenti, ma quasi mai sento dire le seguenti frasi:

“Il problema è complesso, la soluzione va trovata interpellando degli esperti nel settore”

“Il nostro paese ha investito nella formazione universitaria di molte persone, è opportuno sfruttare questi investimenti e far partecipare chi ha le competenze ai processi decisionali”

“Esistono già delle soluzioni tecniche, ma non sono facilmente riassumibili in 10 parole”

“Non ho idea di come affrontare questo problema. Mi informerò”

Perché, ad esempio, sulla crisi idrica e sui cambiamenti climatici non si sente quasi nessuno dire che la situazione attuale (prolungati periodi di siccità e aumento degli eventi estremi) è stata ampiamente prevista e semplicemente stiamo nascondendo la testa sotto la sabbia senza prenderne atto? Esistono istituzioni ufficiali internazionali che sono talmente in gamba da produrre delle relazioni “facilitate” per essere comprese da chi non ha competenze tecniche, come l’Intergvernmental Panel on Climate Change con i suoi Summary for Policymakers (per politici, appunto).

Perché in relazione all’ultimo attacco di orso in Trentino no si dice che esiste un piano d’azione del Ministero dell’Interno che prevede la cattura o addirittura l’abbattimento per gli esemplari aggressivi, che regola le attività di monitoraggio e che individua i ruoli decisionali e operativi da diversi anni a questa parte? Perché a sentire certi ragionamenti pare che la presenza dell’orso sia una sorpresa e che nessuno sappia cosa sia opportuno fare.

Perché dopo ogni temporale l’amministratore locale di turno fa abbattere gli alberi rimasti in piedi “perché i cittadini lo chiedono”, senza interpellare tecnici che sono in grado di valutare la propensione al cedimento o le pratiche di gestione idonee per salvaguardare i benefici degli alberi minimizzando i rischi? Perché non vengono fatti controlli preventivi (prima dei temporali estivi) o non vengono attuate delle pratiche di manutenzione degne di questo nome?

Ormai funziona così, il tuttologo di professione ha sempre la risposta a tutto.

Al prossimo terremoto (che ci sarà, anche se facciamo finta di niente), saremo bombardati da soluzioni per “fare prevenzione” e “proteggere il territorio” e da trattati di geofisica improvvisati.

Lo stesso sarà per la prossima alluvione (che ci sarà, tra ottobre e novembre, anche se facciamo finta di niente). Avremo decine e decine di soluzioni, di programmi di manutenzione di impegni a mettere in sicurezza il paese.

Ma il tuttologo è fortunato. Quando sarà il momento di mettere in pratica le sue semplici soluzioni lui sarà impegnato a dare altre soluzioni, per altri problemi, che nel frattempo saranno venuti alla ribalta.

La competenza non è apprezzata da queste parti.

Lasciate in pace Galileo

Ormai è diventata una moda: qualunque cialtrone più o meno titolato che dice una sciocchezza e viene pubblicamente sbugiardato o peggio, si lascia scappare l’infelice battuta:

“Anche Galileo è stato osteggiato dalla cultura ufficiale”

Si era detto per Vannoni e per il metodo Stamina, pratica senza evidenze scientifiche o test medici sperimentali seri, appoggiata da alcuni media in evidente caccia di ascolti e – purtroppo -da persone disperate. 

Ora lo si dice per i medici (radiati) Gava e Miedico, allontanati dall’ordine dei medici per avere posizioni anti-vaccini (una delle scoperte mediche più importanti della storia).

“Anche Galileo è stato osteggiato e costretto all’abiura dalla cultura dominante”.

Ecco, c’è una piccola differenza:

Galileo ha osservato, dimostrato e pubblicato. Galileo ha inventato un metodo di indagine – il metodo scientifico, appunto.

Galileo ha portato dati ed è stato osteggiato da persone che vivevano di dogmi.

I sedicenti novelli Galilei fanno l’esatto opposto. Prendono opinioni non dimostrate e pretendono di avere ragione nonostante l’assenza di dati o la presenza di dati contrari alle proprie ipotesi.

Quelli che alcuni seguaci chiamano “nuovo Galileo” hanno un atteggiamento anti-scientifico, dunque anti-galileiano.

Eppure sarebbe facile supportare nuove tesi, la scienza vive di nuove tesi.

Bisogna però applicare il metodo: ipotizzare, sperimentare, raccogliere dati e confermare l’ipotesi.

Il resto, mi dispiace, non è scienza. E di sicuro non piacerebbe a Galileo.

Il ministero per le verità scientifiche

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Quel che pensa il Presidente degli Stati Uniti d’America riguardo al cambiamento climatico globale

Che il cambiamento climatico (climate change) e il riscaldamento globale (global warming) siano materie complesse, seppur evidenti alla comunità scientifica non è un mistero.

Che molte persone prive degli strumenti idonei per comprendere un testo scientifico possano sollevare dei dubbi sull’effettiva esistenza di un cambiamento climatico globale può succedere, il compito di chi fa divulgazione è quello di spiegare in modo semplice ma corretto ai “non tecnici” il contenuto di studi complessi difficilmente “digeribili” dai non addetti ai lavori.

Il cambiamento climatico globale è un problema attuale, reale e immediato. Ha effetti diretti sul clima di specifiche aree – ad esempio l’aumento di “eventi estremi” alle medie latitudini, come stiamo sperimentando in Italia negli ultimi anni – ha effetti indiretti su agricoltura, pesca, distribuzione di specie animali e vegetali, turismo e innumerevoli altri settori, ma essendo globale ha bisogno di essere studiato a diversi livelli, in diverse zone e con diverse metodologie. E deve essere spiegato chiaramente a chi ha la responsabilità di prendere decisioni politiche (lavoro che svolge, ad esempio, L’Intergovernmental Panel on Climate Change, che produce anche un periodico “riassunto per i politici”).

Che il neo-presidente degli Stati Uniti Donald Trump non fosse molto convinto dell’esistenza del cambiamento climatico globale (per usare un eufemismo) non è una novità. In campagna elettorale ha affermato che il cambiamento globale altro non è che “una bufala inventata dai cinesi” per limitare la produzione industriale americana.

“E’ solo campagna elettorale” si sentiva dire. Se dovesse diventare Presidente si ridimensionerà.

A quanto pare no.

Quello che sta succedendo in questi giorni negli Stati Uniti assomiglia alla nascita di un “ministero per la verità scientifica” che sarebbe più idoneo a un libro di Orwell che a una “grande democrazia occidentale”.

Appena insediato il Presidente Trump e il suo governo hanno bloccato la diffusione di notizie scientifiche riguardanti il cambiamento climatico globale da parte di agenzie nazionali come l’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA).

Stando a un articolo della Associated Press il direttore della comunicazione dell’EPA ha comunicato che tutti i documenti presenti sul sito dell’agenzia sono “sotto revisione”, inclusi quelli contenenti evidenze scientifiche sul riscaldamento globale causato da attività umane.

La revisione verrà gestita dallo staff amministrativo del neo-presidente, dunque le revisioni ufficiali degli studi scientifici (come funzionano l’ho scritto qui) non hanno più valore: il metodo scientifico non è più valido se al il governo in carica non sono graditi i risultati.

Questo episodio si associa al “silenziamento” dei social media di altre agenzie governative come il Dipartimento per l’Agricoltura (USDA) e il Servizio Parchi, i cui dipendenti si sono in qualche modo ribellati, come spiega questo articolo del Scientific American.

L’idea che le evidenze scientifiche possano essere nascoste o taciute secondo le idee dei governi è più ridicola che spaventosa: l’abiura di Galileo non ha minimamente modificato né il progresso scientifico, né tantomeno la realtà dei fatti.

Così come la terra girava attorno al sole nonostante le convinzioni della Chiesa e l’abiura forzata di Galileo, allo stesso modo il clima mondiale sta cambiando, la concentrazione di gas serra in atmosfera cresce significativamente dall’ultima rivoluzione industriale e gli effetti sono innegabili e davanti agli occhi di tutti quelli che hanno la voglia di guardare.

Gli effetti di decisioni politiche che ignorano la realtà del cambiamento climatico possono però avere effetti devastanti su tutto il pianeta. Se uno degli attori principali delle politiche ambientali mondiali gioca a fare l’inquisitore di scienziati è il caso che tutti gli altri paesi si impegnino ancora di più per fare “la cosa giusta” e prendere decisioni serie supportate da evidenze scientifiche.

In fondo della credibilità di un signore dal ciuffo biondo dovrebbe importare poco, quello che conta è che l’unico pianeta abitabile che conosciamo rimanga tale ancora a lungo.

Un anti-evoluzionista alla Casa Bianca

Mike Pence, ex governatore dell’Indiana, è il nuovo vice presidente eletto degli Stati Uniti d’America.
È considerato un fervente cristiano, conservatore, e soprattuto scettico riguardo la teoria dell’evoluzione naturale.

In quanto fermo credente, ritiene che tutto ciò che esiste è frutto della creazione divina. Immutabile e perfetta. Nessuno spazio per l’evoluzione, dunque.

In un suo discorso alla camera dei rappresentanti nel 2002 Pence afferma:

“I believe that God created the known universe, the earth and everything in it, including man. And I also believe that someday scientists will come to see that only the theory of intelligent design provides even a remotely rational explanation for the known universe.”

In sostanza, pur non avendo alcuna competenza scientifica, afferma che non solo Dio ha creato tutto ciò che esiste, ma che prima o poi gli scienziati arriveranno a capire che solo la teoria della creazione, del disegno intelligente, potrà spiegare i misteri dell’universo. 
Insomma, lui crede in Dio, quindi ha le risposte. Gli scienziati con i loro studi stanno solo perdendo tempo.

Ovviamente, non avendo gli strumenti per analizzare e comprendere una teoria scientifica, arriva anche a male interpretare il concetto stesso di “teoria”  che, è bene ricordarlo, in ambito scientifico è ben diverso da “ipotesi”

Essendo la teria dell’evoluzione naturale “solo una teoria” (nella sua testa, non in quella di chiunque abbia una conoscenza scientifica di base) nelle scule andrebbero imsegnate anche “teorie” alternative, come quella creazionista (questa sì un’ipotesi indimostrabile).

E perché la teoria creazionista sarebbe valida? Nella testa del vice presidente è ovvio: è la stessa teoria in cui credevano i padri firmatari della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti.

Una validità scientifica per meriti storici, insomma.

“I would simply and humbly ask, can we teach it as such and can we also consider teaching other theories of the origin of species? Like the theory that was believed in by every signer of the Declaration of Independence. Every signer of the Declaration of Independence believed that men and women were created and were endowed by that same Creator with certain unalienable rights. The Bible tells us that God created man in his own image, male and female. He created them. And I believe that, Mr. Speaker.”

Il fatto che la dichiarazione di indipendenza sia stata firmata nel 1776 e “l’origine delle specie”, libro fondante della teoria evoluzionista di Darwin, sia stato pibblicato nel 1859 per Pence non ha alcuna importanza.

Una persona di questo tipo ai vertici di un paese che, nonostante tutto, è il faro mondiale per la ricerca scientifica e l’innovazione, rischia di essere qualcosa di più di un semplice imbarazzo.

Coraggio America!

Consigli per la lettura – Il re dell’uvetta


È difficile spiegare alla gente cosa ci sia di tanto bello negli insetti da girare con una lente sempre a protata di mano, o cosa mi spinga a svegliarmi prima dell’alba – magari nei giorni in cui potrei dormire – per andare prendere freddo in un bosco, armato di binocolo, per sperare di vedere un cervo.
Le passioni in generale – e quella per la zoologia non fa eccezione – nascono in modo irrazionale e crescono fino a diventare parte integrante della tua vita.

Fredrik Sjoberg (entomologo svedese) riesce a raccontare queste passioni con incredibile leggerezza e ironia, incrociando i racconti della propria vita con quelli della vita di Gustaf Eisen, scienziato ottocentesco, esperto di lombrichi apprezzato anche da Darwin, fondatore del Sequoia National Park, esperto di viticoltura e naturalmente incline a studiare tutto lo scibile di ogni nuova disciplina incontrata nel corso dei suoi oltre 90 anni di vita.

Leggere questo libro mi ha fatto tornare ai tempo dell’università, quando si andava in uscita didattica e alla sera, dopo la tradizionale dose di acquavite, i professori “scendevano dalla cattedra” e si mettevano a raccontare aneddoti.

Con alcuni compagni di studio continuiamo, dopo anni, a passare periodicamente qualche serata con alcuni di questi professori. Il piacere della loro compagnia è immutato.

Il piacere di questa lettura, per me, è stato incredibilmente simile.

Fredrik Sjoberg, “Il re dell’uvetta”. Iperborea

Xylella fastidiosa, proviamo a fare ordine

XYLEFA_27Da qualche mese a questa parte si sente molto parlare di una “cosa” che starebbe (sta) falcidiando gli ulivi pugliesi; questa “cosa” si chiama Xylella fastidiosa.

Dato che questa cosa fa capolino da telegiornali, radio, quotidiani nazionali e locali (anche veneti, non solo pugliesi) trasmissioni di approfondimento più o meno serie, mi è venuta voglia di mettere un po’ in ordine le informazioni che riesco a reperire.

Questa “cosa”, X. fastidiosa, è un problema fitosanitario, vale a dire un problema che riguarda la salute delle piante e che può avere conseguenze economiche e/o sociali se colpisce determinate piante in determinate aree. E’ evidente che un problema fitosanitario che colpisce gli ulivi in Puglia avrà conseguenze economiche (produzione di olive e olio), sociali (aziende e persone che lavorano e guadagnano con ulivi e olive) ed ambientali (la campagna pugliese e mediterranea in genere è fortemente legata alla presenza degli ulivi) notevoli.

X. fastidiosa è un batterio, non un insetto, non un fungo, non un roditore. Si tratta di una specie complessa a cui fanno capo molte sottospecie; è estremamente attiva, colpisce moltissime piante (oltre 100) dalla vite al pesco, dagli agrumi alle piante ornamentali causando diverse patologie. La pericolosità di questo batterio, dunque, è dovuta al fatto che potrebbe colpire colture vegetali diverse aumentando i già ingenti impatti socio/economici legati agli ulivi.

Le patologie legate a X. fastidiosa sono generalmente associate a un disseccamento della pianta in quanto il batterio colpisce l’apparato xilematico della pianta, ossia l’apparato preposto al trasporto di acqua e sali minerali disciolti. Un malfunzionamento dello xilema porta a ridotti accrescimenti e disseccamenti fogliari fino alla morte della pianta.

Il batterio si sposta di pianta in pianta attraverso dei vettori, principalmente insetti quali cicaline (Rhyncota: Homoptera, Cicadellidae) e cercopidi (Rhyncota: Homoptera, Cercopidae). ovviamente la specie vettore cambia secondo l’area interessata e le piante colpite. Nel caso degli ulivi in Puglia non è ancora chiaro quale specie di insetto sia la principale responsabile della diffusione.

X. fastidiosa è una specie invasiva, ossia una specie che è stata introdotta (dall’uomo) in un ambiente in cui non era mai stata presente in precedenza, cambiando i rapporti di equilibrio tra le popolazioni di esseri viventi. Non è il primo caso in Italia, né sarà l’ultimo. Molti casi simili sono in questo momento all’attenzione di tecnici e ricercatori (non dei media, ma pazienza). Tra questi il batterio Erwinia amilovora responsabile del colpo di fuoco batterico sulle pomacee da frutto, giusto per fare un esempio.

Sono diverse le specie invasive oggetto di studio e lotta in Europa, si tratta di specie appartenenti a tutte le categorie tassonomiche, dai batteri ai mammiferi, dai funghi ai pesci. Le misure di eradicazione o contenimento, anche se spesso risultano pesanti se non addirittura cruente, restano l’unico sistema utile e sperimentato per tutelare non solo interessi economici e sociali, ma soprattutto l’equilibrio di interi ecosistemi.

Le informazioni sopra riportate, in particolare informazioni sulle principali specie invasive pericolose per le piante e sulle relative misure di controllo, sono disponibili con approfondimenti tecnici sul sito di EPPO – European and Mediterranean Plant Protection Organization

La pagina del sito con le informazioni su Xylella fatidiosa è consultabile qui