Lasciate in pace Galileo

Ormai è diventata una moda: qualunque cialtrone più o meno titolato che dice una sciocchezza e viene pubblicamente sbugiardato o peggio, si lascia scappare l’infelice battuta:

“Anche Galileo è stato osteggiato dalla cultura ufficiale”

Si era detto per Vannoni e per il metodo Stamina, pratica senza evidenze scientifiche o test medici sperimentali seri, appoggiata da alcuni media in evidente caccia di ascolti e – purtroppo -da persone disperate. 

Ora lo si dice per i medici (radiati) Gava e Miedico, allontanati dall’ordine dei medici per avere posizioni anti-vaccini (una delle scoperte mediche più importanti della storia).

“Anche Galileo è stato osteggiato e costretto all’abiura dalla cultura dominante”.

Ecco, c’è una piccola differenza:

Galileo ha osservato, dimostrato e pubblicato. Galileo ha inventato un metodo di indagine – il metodo scientifico, appunto.

Galileo ha portato dati ed è stato osteggiato da persone che vivevano di dogmi.

I sedicenti novelli Galilei fanno l’esatto opposto. Prendono opinioni non dimostrate e pretendono di avere ragione nonostante l’assenza di dati o la presenza di dati contrari alle proprie ipotesi.

Quelli che alcuni seguaci chiamano “nuovo Galileo” hanno un atteggiamento anti-scientifico, dunque anti-galileiano.

Eppure sarebbe facile supportare nuove tesi, la scienza vive di nuove tesi.

Bisogna però applicare il metodo: ipotizzare, sperimentare, raccogliere dati e confermare l’ipotesi.

Il resto, mi dispiace, non è scienza. E di sicuro non piacerebbe a Galileo.

Il ministero per le verità scientifiche

1200x600
Quel che pensa il Presidente degli Stati Uniti d’America riguardo al cambiamento climatico globale

Che il cambiamento climatico (climate change) e il riscaldamento globale (global warming) siano materie complesse, seppur evidenti alla comunità scientifica non è un mistero.

Che molte persone prive degli strumenti idonei per comprendere un testo scientifico possano sollevare dei dubbi sull’effettiva esistenza di un cambiamento climatico globale può succedere, il compito di chi fa divulgazione è quello di spiegare in modo semplice ma corretto ai “non tecnici” il contenuto di studi complessi difficilmente “digeribili” dai non addetti ai lavori.

Il cambiamento climatico globale è un problema attuale, reale e immediato. Ha effetti diretti sul clima di specifiche aree – ad esempio l’aumento di “eventi estremi” alle medie latitudini, come stiamo sperimentando in Italia negli ultimi anni – ha effetti indiretti su agricoltura, pesca, distribuzione di specie animali e vegetali, turismo e innumerevoli altri settori, ma essendo globale ha bisogno di essere studiato a diversi livelli, in diverse zone e con diverse metodologie. E deve essere spiegato chiaramente a chi ha la responsabilità di prendere decisioni politiche (lavoro che svolge, ad esempio, L’Intergovernmental Panel on Climate Change, che produce anche un periodico “riassunto per i politici”).

Che il neo-presidente degli Stati Uniti Donald Trump non fosse molto convinto dell’esistenza del cambiamento climatico globale (per usare un eufemismo) non è una novità. In campagna elettorale ha affermato che il cambiamento globale altro non è che “una bufala inventata dai cinesi” per limitare la produzione industriale americana.

“E’ solo campagna elettorale” si sentiva dire. Se dovesse diventare Presidente si ridimensionerà.

A quanto pare no.

Quello che sta succedendo in questi giorni negli Stati Uniti assomiglia alla nascita di un “ministero per la verità scientifica” che sarebbe più idoneo a un libro di Orwell che a una “grande democrazia occidentale”.

Appena insediato il Presidente Trump e il suo governo hanno bloccato la diffusione di notizie scientifiche riguardanti il cambiamento climatico globale da parte di agenzie nazionali come l’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA).

Stando a un articolo della Associated Press il direttore della comunicazione dell’EPA ha comunicato che tutti i documenti presenti sul sito dell’agenzia sono “sotto revisione”, inclusi quelli contenenti evidenze scientifiche sul riscaldamento globale causato da attività umane.

La revisione verrà gestita dallo staff amministrativo del neo-presidente, dunque le revisioni ufficiali degli studi scientifici (come funzionano l’ho scritto qui) non hanno più valore: il metodo scientifico non è più valido se al il governo in carica non sono graditi i risultati.

Questo episodio si associa al “silenziamento” dei social media di altre agenzie governative come il Dipartimento per l’Agricoltura (USDA) e il Servizio Parchi, i cui dipendenti si sono in qualche modo ribellati, come spiega questo articolo del Scientific American.

L’idea che le evidenze scientifiche possano essere nascoste o taciute secondo le idee dei governi è più ridicola che spaventosa: l’abiura di Galileo non ha minimamente modificato né il progresso scientifico, né tantomeno la realtà dei fatti.

Così come la terra girava attorno al sole nonostante le convinzioni della Chiesa e l’abiura forzata di Galileo, allo stesso modo il clima mondiale sta cambiando, la concentrazione di gas serra in atmosfera cresce significativamente dall’ultima rivoluzione industriale e gli effetti sono innegabili e davanti agli occhi di tutti quelli che hanno la voglia di guardare.

Gli effetti di decisioni politiche che ignorano la realtà del cambiamento climatico possono però avere effetti devastanti su tutto il pianeta. Se uno degli attori principali delle politiche ambientali mondiali gioca a fare l’inquisitore di scienziati è il caso che tutti gli altri paesi si impegnino ancora di più per fare “la cosa giusta” e prendere decisioni serie supportate da evidenze scientifiche.

In fondo della credibilità di un signore dal ciuffo biondo dovrebbe importare poco, quello che conta è che l’unico pianeta abitabile che conosciamo rimanga tale ancora a lungo.

Un anti-evoluzionista alla Casa Bianca

Mike Pence, ex governatore dell’Indiana, è il nuovo vice presidente eletto degli Stati Uniti d’America.
È considerato un fervente cristiano, conservatore, e soprattuto scettico riguardo la teoria dell’evoluzione naturale.

In quanto fermo credente, ritiene che tutto ciò che esiste è frutto della creazione divina. Immutabile e perfetta. Nessuno spazio per l’evoluzione, dunque.

In un suo discorso alla camera dei rappresentanti nel 2002 Pence afferma:

“I believe that God created the known universe, the earth and everything in it, including man. And I also believe that someday scientists will come to see that only the theory of intelligent design provides even a remotely rational explanation for the known universe.”

In sostanza, pur non avendo alcuna competenza scientifica, afferma che non solo Dio ha creato tutto ciò che esiste, ma che prima o poi gli scienziati arriveranno a capire che solo la teoria della creazione, del disegno intelligente, potrà spiegare i misteri dell’universo. 
Insomma, lui crede in Dio, quindi ha le risposte. Gli scienziati con i loro studi stanno solo perdendo tempo.

Ovviamente, non avendo gli strumenti per analizzare e comprendere una teoria scientifica, arriva anche a male interpretare il concetto stesso di “teoria”  che, è bene ricordarlo, in ambito scientifico è ben diverso da “ipotesi”

Essendo la teria dell’evoluzione naturale “solo una teoria” (nella sua testa, non in quella di chiunque abbia una conoscenza scientifica di base) nelle scule andrebbero imsegnate anche “teorie” alternative, come quella creazionista (questa sì un’ipotesi indimostrabile).

E perché la teoria creazionista sarebbe valida? Nella testa del vice presidente è ovvio: è la stessa teoria in cui credevano i padri firmatari della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti.

Una validità scientifica per meriti storici, insomma.

“I would simply and humbly ask, can we teach it as such and can we also consider teaching other theories of the origin of species? Like the theory that was believed in by every signer of the Declaration of Independence. Every signer of the Declaration of Independence believed that men and women were created and were endowed by that same Creator with certain unalienable rights. The Bible tells us that God created man in his own image, male and female. He created them. And I believe that, Mr. Speaker.”

Il fatto che la dichiarazione di indipendenza sia stata firmata nel 1776 e “l’origine delle specie”, libro fondante della teoria evoluzionista di Darwin, sia stato pibblicato nel 1859 per Pence non ha alcuna importanza.

Una persona di questo tipo ai vertici di un paese che, nonostante tutto, è il faro mondiale per la ricerca scientifica e l’innovazione, rischia di essere qualcosa di più di un semplice imbarazzo.

Coraggio America!

Consigli per la lettura – Il re dell’uvetta


È difficile spiegare alla gente cosa ci sia di tanto bello negli insetti da girare con una lente sempre a protata di mano, o cosa mi spinga a svegliarmi prima dell’alba – magari nei giorni in cui potrei dormire – per andare prendere freddo in un bosco, armato di binocolo, per sperare di vedere un cervo.
Le passioni in generale – e quella per la zoologia non fa eccezione – nascono in modo irrazionale e crescono fino a diventare parte integrante della tua vita.

Fredrik Sjoberg (entomologo svedese) riesce a raccontare queste passioni con incredibile leggerezza e ironia, incrociando i racconti della propria vita con quelli della vita di Gustaf Eisen, scienziato ottocentesco, esperto di lombrichi apprezzato anche da Darwin, fondatore del Sequoia National Park, esperto di viticoltura e naturalmente incline a studiare tutto lo scibile di ogni nuova disciplina incontrata nel corso dei suoi oltre 90 anni di vita.

Leggere questo libro mi ha fatto tornare ai tempo dell’università, quando si andava in uscita didattica e alla sera, dopo la tradizionale dose di acquavite, i professori “scendevano dalla cattedra” e si mettevano a raccontare aneddoti.

Con alcuni compagni di studio continuiamo, dopo anni, a passare periodicamente qualche serata con alcuni di questi professori. Il piacere della loro compagnia è immutato.

Il piacere di questa lettura, per me, è stato incredibilmente simile.

Fredrik Sjoberg, “Il re dell’uvetta”. Iperborea

Xylella fastidiosa, proviamo a fare ordine

XYLEFA_27Da qualche mese a questa parte si sente molto parlare di una “cosa” che starebbe (sta) falcidiando gli ulivi pugliesi; questa “cosa” si chiama Xylella fastidiosa.

Dato che questa cosa fa capolino da telegiornali, radio, quotidiani nazionali e locali (anche veneti, non solo pugliesi) trasmissioni di approfondimento più o meno serie, mi è venuta voglia di mettere un po’ in ordine le informazioni che riesco a reperire.

Questa “cosa”, X. fastidiosa, è un problema fitosanitario, vale a dire un problema che riguarda la salute delle piante e che può avere conseguenze economiche e/o sociali se colpisce determinate piante in determinate aree. E’ evidente che un problema fitosanitario che colpisce gli ulivi in Puglia avrà conseguenze economiche (produzione di olive e olio), sociali (aziende e persone che lavorano e guadagnano con ulivi e olive) ed ambientali (la campagna pugliese e mediterranea in genere è fortemente legata alla presenza degli ulivi) notevoli.

X. fastidiosa è un batterio, non un insetto, non un fungo, non un roditore. Si tratta di una specie complessa a cui fanno capo molte sottospecie; è estremamente attiva, colpisce moltissime piante (oltre 100) dalla vite al pesco, dagli agrumi alle piante ornamentali causando diverse patologie. La pericolosità di questo batterio, dunque, è dovuta al fatto che potrebbe colpire colture vegetali diverse aumentando i già ingenti impatti socio/economici legati agli ulivi.

Le patologie legate a X. fastidiosa sono generalmente associate a un disseccamento della pianta in quanto il batterio colpisce l’apparato xilematico della pianta, ossia l’apparato preposto al trasporto di acqua e sali minerali disciolti. Un malfunzionamento dello xilema porta a ridotti accrescimenti e disseccamenti fogliari fino alla morte della pianta.

Il batterio si sposta di pianta in pianta attraverso dei vettori, principalmente insetti quali cicaline (Rhyncota: Homoptera, Cicadellidae) e cercopidi (Rhyncota: Homoptera, Cercopidae). ovviamente la specie vettore cambia secondo l’area interessata e le piante colpite. Nel caso degli ulivi in Puglia non è ancora chiaro quale specie di insetto sia la principale responsabile della diffusione.

X. fastidiosa è una specie invasiva, ossia una specie che è stata introdotta (dall’uomo) in un ambiente in cui non era mai stata presente in precedenza, cambiando i rapporti di equilibrio tra le popolazioni di esseri viventi. Non è il primo caso in Italia, né sarà l’ultimo. Molti casi simili sono in questo momento all’attenzione di tecnici e ricercatori (non dei media, ma pazienza). Tra questi il batterio Erwinia amilovora responsabile del colpo di fuoco batterico sulle pomacee da frutto, giusto per fare un esempio.

Sono diverse le specie invasive oggetto di studio e lotta in Europa, si tratta di specie appartenenti a tutte le categorie tassonomiche, dai batteri ai mammiferi, dai funghi ai pesci. Le misure di eradicazione o contenimento, anche se spesso risultano pesanti se non addirittura cruente, restano l’unico sistema utile e sperimentato per tutelare non solo interessi economici e sociali, ma soprattutto l’equilibrio di interi ecosistemi.

Le informazioni sopra riportate, in particolare informazioni sulle principali specie invasive pericolose per le piante e sulle relative misure di controllo, sono disponibili con approfondimenti tecnici sul sito di EPPO – European and Mediterranean Plant Protection Organization

La pagina del sito con le informazioni su Xylella fatidiosa è consultabile qui

Dove eravamo rimasti?

..ah già, dottorato finito, libera professione iniziata.

Di novità ce ne sarebbero fin troppe da raccontare, di commenti sui recenti accadimenti pure, ma prendo ancora un po’ di tempo.

Nel frattempo segnalo:

– nuovo design del blog con nuove pagine aggiornate (ma direi che ve ne siete accorti da soli);

– nuovo sito internet!! fabiochinellato.wix.com/studio
Un volantino virtuale che richiede sicuramente meno aggiornamenti…

…la mia pigrizia ringrazia!

Stay tuned, nonostante tutto!

Aggiornamenti

image

Torno a scrivere dopo un po’, perché lo devo. A molti, dato che con i miei ultimi articoli ho combinato un mezzo casino (a proposito, noto tristemente che il contenuto dell’articolo incriminato è ancora valido…con buona pace dei 2 euro…).

Ma lasciamo perdere ora.

Dall’ultimo articolo sono successe un po’ di cose (a proposito, dovrei aggiornare la pagina “about”!):

Dunque, ho scritto la tesi, mi sono dottorato (ora posso scrivere “ph.d.” dopo la firma nella mail, pensate!) e sto provando a lavorare.

Un po’ con il mio pard e collega Alberto, con la nostra creatura Fauna360, tramite la quale stiamo iniziando a muovere i primi passi e a farci conoscere…

…un po’ da solo, da libero professionista, dottore forestale con specializzazione in zoologia ed entomologia.

I miei sforzi al momento si concentrano su un progetto di monitoraggio e controllo delle popolazioni di cavallette nell’area dei colli Berici e della bassa Lessinia, in provincia di Vicenza.

Vorrei raccontarvi un po’ di più riguardo a questo progetto, ma che gusto ci sarebbe a quel punto nel dirvi che sto curando un (altro) blog dedicato?

Già siete folli a seguire i miei sproloqui in questa pagina, ma se davvero voleste rischiare ricovero e TSO vi invito a visitare e seguire http://soscavallette.wordpress.com

Lo aggiorno più di questo, giuro!

(E ci vuole poco, direte voi)

(E c’avete ragione, risponderei io)