E’ il momento di parlare di Carnivori

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E’ il momento di parlare di Carnivori.

E’ il momento di farlo senza preconcetti, senza dover accontentare o assecondare punti di vista estremi, è il momento di farlo da un punto di vista tecnico-scientifico.

Sotto queste premesse è nato un progetto: un corso in 4 lezioni frontali (più un’uscita da organizzare nei mesi primaverili) in cui si parla di carnivori, con particolare attenzione alle specie della zona Alpina Italiana e al loro rapporto con l’uomo e le attività antropiche.

La parte didattica è diretta responsabilità di Fauna360, ossia mia e di Alberto Carradore (per chi non sapesse cosa facciamo può dare un’occhiata anche qui), l’organizzazione è un preziosissimo contributo dell’Associazione Universitaria Studenti Forestali (AUSF) di Padova.

Il corso si terrà nei giorni 6, 7, 13 e 14 dicembre 2016 (due martedì e due mercoledì) dalle ore 17,00 alle ore 19,00 presso l’aula 10 dell’edificio Pentagono di Agripolis (Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria) a Legnaro (PD).

I contenuti del corso andranno dalla sistematica alla morfologia dei carnivori in generale, si parlerà in generale e nello specifico – per le principali specie – dei rapporti e dei contrasti con le attività umane, del valore ecologico e dell’impatto dei carnivori sulle politiche di tutela ambientale. Si approfondiranno le tematiche relative a orso (Ursus arctos) e lupo (Canis lupus), in particolare di dinamica delle popolazioni, morfologia, biologia ed etologia, si introdurranno anche la biologia e l’ecologia di lince (Lynx lynx), volpe (Vulpes vulpes) e lontra (Lutra lutra). Saranno introdotte anche le tecniche di monitoraggio e gestione.

I dati e i contenuti presentati durante il corso sono il frutto della collaborazione di Fauna360 con ricercatori e amministrazioni che quotidianamente lavorano a contatto con i carnivori e le problematiche ad essi associati.

Il corso avrà un taglio tecnico-divulgativo ed è rivolto a studenti di scienze forestali, biologia, scienze naturali, medicina veterinaria, ma anche a tutti coloro che sono interessati ad approfondire l’argomento. Al termine del corso sarà rilasciato un attestato di partecipazione

Il corso (4 lezioni) ha un costo di € 20,00. Maggiori informazioni modulo di iscrizione si possono trovare nel sito web dell’AUSF (ausf.pd@gmail.com) o al form bit.ly/CorsoCarnivori

P.S. Il corso è organizzato negli stessi giorni in cui ad Agripolis sarà possibile assistere alla mostra sui carnivori “Presenze silenziose”. Un motivo in più per venire a trovarci!

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Un anti-evoluzionista alla Casa Bianca

Mike Pence, ex governatore dell’Indiana, è il nuovo vice presidente eletto degli Stati Uniti d’America.
È considerato un fervente cristiano, conservatore, e soprattuto scettico riguardo la teoria dell’evoluzione naturale.

In quanto fermo credente, ritiene che tutto ciò che esiste è frutto della creazione divina. Immutabile e perfetta. Nessuno spazio per l’evoluzione, dunque.

In un suo discorso alla camera dei rappresentanti nel 2002 Pence afferma:

“I believe that God created the known universe, the earth and everything in it, including man. And I also believe that someday scientists will come to see that only the theory of intelligent design provides even a remotely rational explanation for the known universe.”

In sostanza, pur non avendo alcuna competenza scientifica, afferma che non solo Dio ha creato tutto ciò che esiste, ma che prima o poi gli scienziati arriveranno a capire che solo la teoria della creazione, del disegno intelligente, potrà spiegare i misteri dell’universo. 
Insomma, lui crede in Dio, quindi ha le risposte. Gli scienziati con i loro studi stanno solo perdendo tempo.

Ovviamente, non avendo gli strumenti per analizzare e comprendere una teoria scientifica, arriva anche a male interpretare il concetto stesso di “teoria”  che, è bene ricordarlo, in ambito scientifico è ben diverso da “ipotesi”

Essendo la teria dell’evoluzione naturale “solo una teoria” (nella sua testa, non in quella di chiunque abbia una conoscenza scientifica di base) nelle scule andrebbero imsegnate anche “teorie” alternative, come quella creazionista (questa sì un’ipotesi indimostrabile).

E perché la teoria creazionista sarebbe valida? Nella testa del vice presidente è ovvio: è la stessa teoria in cui credevano i padri firmatari della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti.

Una validità scientifica per meriti storici, insomma.

“I would simply and humbly ask, can we teach it as such and can we also consider teaching other theories of the origin of species? Like the theory that was believed in by every signer of the Declaration of Independence. Every signer of the Declaration of Independence believed that men and women were created and were endowed by that same Creator with certain unalienable rights. The Bible tells us that God created man in his own image, male and female. He created them. And I believe that, Mr. Speaker.”

Il fatto che la dichiarazione di indipendenza sia stata firmata nel 1776 e “l’origine delle specie”, libro fondante della teoria evoluzionista di Darwin, sia stato pibblicato nel 1859 per Pence non ha alcuna importanza.

Una persona di questo tipo ai vertici di un paese che, nonostante tutto, è il faro mondiale per la ricerca scientifica e l’innovazione, rischia di essere qualcosa di più di un semplice imbarazzo.

Coraggio America!

A cosa servono le cimici

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Palomena prasina – Di Darius Baužys – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7835220

Ho scritto recentemente sulla biologia e sulle dinamiche dell’”invasione” della cimice asiatica, ma sento di non aver ancora risposto a una delle domande più frequenti:

A cosa servono le cimici?

La stessa domanda, puntuale ogni estate viene posta anche nei confronti di altri insetti.

A cosa servono le zanzare? Perché esistono?

Ecco, vorrei una volta per tutte dare una risposta a queste domande. L’unica risposta che ritengo appropriata è la seguente:

La domanda non ha alcun senso.

Immaginare che un animale (o una pianta, o un batterio) abbia dignità in quanto destinatario di un preciso ruolo nel mondo è il risultato di una visione antropocentrica (o religiosa) della natura; una visione in cui l’uomo è al centro e di conseguenza tutti gli altri esseri viventi sono a lui funzionali, per semplice superiorità o per concessione “divina”.

Ugualmente erronea è la visione in cui la natura, la terra e gli ecosistemi costituiscano un meraviglioso mondo di pace e amore in cui tutti gli esseri si tengono per mano e contribuiscono, secondo le proprie capacità, a mantenere l’ecosistema stesso, ognuno con il proprio compito.

Non funziona così, la realtà è un po’ diversa.

In natura ogni specie, animale o vegetale che sia, lotta all’ultimo sangue con i propri simili e contro le altre specie per sopravvivere, crescere e riprodursi; ossia per passare alle future generazioni il proprio patrimonio genetico.

Non ci sono missioni particolari a parte questa. Tanto meno ci sono doveri nei confronti dell’uomo (o di altre specie) tali da identificare un ruolo.

Troppo semplice? Forse, ma effettivamente tutto ciò che vediamo in natura ha a che fare con la lotta per la sopravvivenza del proprio patrimonio genetico: gli adattamenti evolutivi sono il risultato del successo di quegli individui che hanno, in quel momento, le migliori caratteristiche per sopravvivere nell’ambiente in cui si trovano, e che quindi riescono a vivere e a riprodursi, trasmettendo le proprie caratteristiche vincenti alle generazioni future.

Il mimetismo delle falene risulta vincente nel momento in cui rende difficoltosa l’individuazione della farfalla da parte di un predatore e ne aumenta le possibilità di sopravvivenza e, dunque, di  riproduzione.

I pollini trasportati dal vento, leggeri e fastidiosi per gli allergici, consentono alle piante di tentare l’avventura della riproduzione oltre i limiti fisici propri di un essere vivente che non può muoversi da dove ha messo radici.

L’aggressività delle orse che difendono i piccoli e insegnano loro come procurarsi il cibo e sopravvivere all’inverno altro non è che la difesa del proprio patrimonio genetico, un investimento di energie e tempo per garantirgli un futuro.

Tutti gli esseri viventi giocano a questo gioco, che Richard Dawkins ha definito “il più grande spettacolo sulla terra”. Ognuno con le proprie strategie e le proprie armi per sopravvivere, riprodursi, e tutelare i risultati della propria riproduzione.

Il risultato di questo gioco è un equilibrio dinamico (ossia sempre mutevole, sbilanciato e poi controbilanciato) che caratterizza gli ecosistemi come li conosciamo.

Cimici e zanzare non fanno eccezione.

A noi potranno anche dare fastidio, ma hanno una guerra da combattere. E a loro poco importa dei “compiti” che la nostra specie cercherà di rifilargli.

La cimice asiatica. Cos’è e perché ci “invade”

esemplare adulto di Halyomorpha halys (Di Yerpo - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32004988)
esemplare adulto di Halyomorpha halys
(Di Yerpo – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32004988)

Negli ultimi giorni si vedono spesso articoli più o meno precisi riguardanti l’”invasione delle cimici asiatiche nel nord-est”, corredati da testimonianze di cittadini esasperati e impossibilità di intervento da parte delle amministrazioni locali.

Forse è il caso di fare un po’ di ordine e spiegare di cosa si parla.

La cimice asiatica (o cimice marmorata marrone) ha un nome scientifico (Halyomorpha halys) ed è un insetto della famiglia dei Pentatomidi, dell’ordine dei Rincoti (Eterotteri). Una cimice insomma.

Come buona parte dei suoi con familiari è un insetto fitofago, ossia si nutre di piante utilizzando l’apparato boccale modificato con il quale perfora frutti, germogli, foglie e fusti giovani di molte specie di alberi e arbusti. Il danno si manifesta con punteggiature necrotiche su foglie e frutti, in caso di attacco intenso può produrre ingenti danni alle piante da frutto (soprattutto le rosacee) e alle piante da orto (in particolare le leguminose). In alcuni casi può essere vettore di fitopatologie.

A parte questo – e scusate se è poco – non è assolutamente pericolosa per l’uomo. Non punge e non morde né uomini né animali domestici. Il fastidio provocato da questo insetto è dovuto al fatto che per svernare (in forma di adulto) cerca dei luoghi caldi e riparati, motivo per cui in questi giorni entra senza tanti complimenti nelle case. Ovviamente il fatto che la cimice rilasci sostanze maleodoranti se disturbata non aiuta affatto la convivenza.

Il controllo della specie è piuttosto difficile, poco utile è riempire la casa di insetticidi per contatto, spesso inefficaci sono anche gli insetticidi superficiali spruzzati sulle piante. In ambito agrario sembrano avere efficacia i trattamenti a tappeto contro le neanidi (gli insetti appena nati) e il trappolaggio tramite feromoni specifici. Buona pratica potrebbe essere quella di verificare la presenza di uova depositate sulle piante di terrazze e giardini (piccole palline attaccate alla pagina inferiore delle foglie) e rimuoverle manualmente. Per gli adulti in casa al momento l’unica soluzione sembra quella di prelevarli e rimuoverli uno a uno (tendono a camminare più che a volare).

Ma perché sono così tante?

Semplice, perché sono una specie aliena – termine tecnico con cui si indica una specie introdotta in un ambiente in cui non è mai stata presente, per quanto alcuni mezzi di informazione non risparmino l’ironia su questa parola. La cimice asiatica è stata accidentalmente introdotta prima negli Stati Uniti (1998) e successivamente in Europa (in Italia il primo esemplare è stato trovato nel modenese nel 2012) con tutta probabilità tramite materiale di imballaggio. Da allora ha trovato un clima buono, piante ospiti di cui cibarsi e nessun predatore pronto a identificarla come preda: le condizioni ideali per proliferare.

Negli ultimi anni sembra che i predatori delle due specie maggiormente presenti in Italia (Palomena prasina e Nezara viridula) stiano aumentando significativamente di numero, segno che forse l’ambiente sta reagendo all’”invasione” e i predatori (in particolare imenotteri parassitoidi) si stanno adattando alla nuova preda.

Quale sarà il futuro di questa specie, purtroppo, è difficile da immaginare. Si arriverà probabilmente ad una situazione di popolazioni stabili, ma in quanto tempo?

Nel frattempo segnalo ai più curiosi una pubblicazione sul ritrovamento della cimice asiatica (e altre specie) in Italia e in Europa pubblicata da EPPO.

Consigli per la lettura – Il re dell’uvetta


È difficile spiegare alla gente cosa ci sia di tanto bello negli insetti da girare con una lente sempre a protata di mano, o cosa mi spinga a svegliarmi prima dell’alba – magari nei giorni in cui potrei dormire – per andare prendere freddo in un bosco, armato di binocolo, per sperare di vedere un cervo.
Le passioni in generale – e quella per la zoologia non fa eccezione – nascono in modo irrazionale e crescono fino a diventare parte integrante della tua vita.

Fredrik Sjoberg (entomologo svedese) riesce a raccontare queste passioni con incredibile leggerezza e ironia, incrociando i racconti della propria vita con quelli della vita di Gustaf Eisen, scienziato ottocentesco, esperto di lombrichi apprezzato anche da Darwin, fondatore del Sequoia National Park, esperto di viticoltura e naturalmente incline a studiare tutto lo scibile di ogni nuova disciplina incontrata nel corso dei suoi oltre 90 anni di vita.

Leggere questo libro mi ha fatto tornare ai tempo dell’università, quando si andava in uscita didattica e alla sera, dopo la tradizionale dose di acquavite, i professori “scendevano dalla cattedra” e si mettevano a raccontare aneddoti.

Con alcuni compagni di studio continuiamo, dopo anni, a passare periodicamente qualche serata con alcuni di questi professori. Il piacere della loro compagnia è immutato.

Il piacere di questa lettura, per me, è stato incredibilmente simile.

Fredrik Sjoberg, “Il re dell’uvetta”. Iperborea

Una zanzara geneticamente modificata ci salverà?

Aedes aegypty fonte:wikipedia.org
Aedes aegypti fonte:wikipedia.org

In questi mesi estivi il “problema zanzare” è decisamente sentito da tutti, indipendentemente dalle quantità di Vape o Autan impiegate. Ma se in Italia le zanzare si limitano spesso a procurare bolle, prurito e ronzii molesti, in altre parti del mondo questi piccoli insetti possono essere vettori di gravi patologie.

In Brasile, ad esempio, la febbre Dengue e il virus Zika – due malattie trasmesse all’uomo a seguito della puntura di zanzare del genere Aedes – sono saliti recentemente agli onori della cronaca anche in vista delle prossimi Giochi Olimpici che si terranno a Rio de Janeiro.

Molte amministrazioni e governi si stanno muovendo per cercare soluzioni che non solo riducano il numero delle zanzare, ma anche l’incidenza di simili malattie nella popolazione umana.

Un articolo apparso lo scorso 15 luglio sul New Scientist a firma Michael La Page spiega come un esperimento condotto nella città di Piracicaba, in Brasile, abbia prodotto i primi risultati utili a valutare come positivo l’impiego di esemplari di Aedes aegypti geneticamente modificati per la riduzione dell’incidenza di patologie come Dengue nella popolazione locale.

In sostanza la Oxitec, azienda che opera nella ricerca genetica e nel controllo entomologico, ha monitorato l’incidenza dei casi di Dengue in città (circa 400’000 abitanti) nel periodo estivo 2014/2015 (senza attività di contenimento) e in quello successivo (2015/2016) inserendo due metodi di contenimento:

  • Il primo metodo è l’eliminazione sistematica delle zone di acqua stagnante (siti di riproduzione della zanzara); questo accorgimento ha ridotto l’incidenza della patologia sulla popolazione di circa il 50%.
  • Il secondo metodo, applicato in un’area residenziale della città di circa 5’000 abitanti, ha aggiunto all’eliminazione dell’acqua stagnante il rilascio di esemplari maschi di Aedes aegypti geneticamente modificati. Questi esemplari – tutti maschi che non pungono l’uomo – si accoppiano con le femmine e trasmettono alla progenie una modificazione genetica che porta alla morte i nuovi nati prima del raggiungimento della maturità sessuale e, dunque, prima che possano riprodursi. In questo caso l’incidenza della patologia risulta ridotta di oltre il 90%.

A tutto questo, come indicato nel rapporto della stessa Oxitec, si aggiunge il fatto che l’impatto diretto sull’ambiente di questi esemplari geneticamente modificati è di fatto nullo, in quanto gli adulti rilasciati muoiono contestualmente alla morte della loro progenie: la modificazione genetica, in sostanza, non può rimanere a lungo nell’ambiente.

Quanto riportato è il risultato di dati preliminari, senza ripetizioni sufficienti e con un campione troppo limitato per avere un’effettiva validazione scientifica. Tuttavia i risultati potrebbero incoraggiare test più vasti e statisticamente rigorosi.

La ricerca continua.

La carie

Quando si parla di carie negli alberi si intende una degradazione dei tessuti del legno ad opera di un patogeno (fungo).

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Carie di sezione allungata al centro di una grossa branca di platano

Il patogeno colpisce la pianta entrando da una ferita o superando le barriere protettive di una pianta indebolita. Una volta entrato inizia a nutrirsi a spese delle sostanze del legno (lignina e cellulosa, le componenti che conferiscono rispettivamente resistenza allo schiacciamento ed elasticità al legno).

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Struttura fibrosa di una carie bianca (Platano)

Se un fungo degrada principalmente la cellulosa lasciando la lignina si parla di carie cubica o bruna (per il colore della lignina che rimane), in caso contrario, se un fungo degrada la lignina e lascia la cellulosa si parla di carie fibrosa o bianca.

In ogni caso, la mancanza di lignina o di cellulosa comporta una minor resistenza della pianta agli stimoli fisici esterni. Se in casi contenuti questo non comporta un rischio per la stabilità, in casi di avanzata degradazione subentrano rischi di cedimento per la pianta intera o per parti di essa.

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Carie molto avanzata che ha formato una cavità in gran parte del diametro su olmo